Capitolo 1: Stelle
Le stelle brillavano intensamente quella sera, più del solito, vincendo la
luce dei lampioni e delle case che offuscavano la loro bellezza. Erano mille
piccoli occhi che indagavano nell'animo umano, erano mille piccoli custodi
di speranze, di desideri, di sogni, che superavano in longevità tutte le ere
di quel mondo. Erano mille piccoli misteri luminosi, osservati da migliaia
di persone, alcune speranzose, alcune romantiche, tre bisognose d'aiuto. In
tre luoghi diversi, tre ragazzi le osservavano implorandone l'aiuto. Tre
ragazzi uniti dall'amicizia, tre ragazzi uniti dall'amore. Sospiravano, con
i cuori turbati da pensieri che tutti si sarebbero sorpresi trovandoli in
quei giovani. Chi poteva aiutarli? Tutto era confusione, ma tre piccoli
cuori vagavano per le loro strade, incuranti dei problemi e delle
difficoltà. Un ospedale, un casa ed una villa, i tre luoghi dai quali i tre
s'affacciavano alle stelle. Ognuno di loro aveva diversi pensieri nella
testa, ma tutti erano rivolti agli altre tre. Responsabilità, tristezza,
parole dette o solo pensate offuscavano quei tre, che gettavano un'ombra
sulla loro via della vita, un'ombra che nessuno poteva vedere, un'ombra che
solo la luce dei tre cuori poteva spezzare. Ma cosa potevano fare loro? in
quei momenti si sentivano così soli e così piccoli, come bambini. In fondo,
un poco, lo erano ancora, e avrebbero desiderato rimanere per sempre
bambini, ma la ruota della vita girava incessantemente, la ruota girava e
per loro scelte quasi spietate si prospettavano nel loro futuro.

Capitolo 2: La tristezza di Sana
"Ehi Sana? Sana? Dove sei?" urlava Rei, cercando l'attrice. "Ah, sei qui."
disse, trovandola sul balcone della soffitta. Rei la guardò, non poteva non
notare la tristezza di Sana. "Sana che ti prende?" "Oh, no, no niente Rei
non preoccuparti, sono solo un pò pensierosa." "Per Fuka?" "Sì." mentì la
ragazza. "Ah, d'accordo, ricordati però che domani devi assolutamente
recitare, hai imparato la battutta?" "Cosa? Ah... la battatuta. Sì, sì certo
." Rei era sorpreso, ma non pensò a quali potessero essere i veri problemi
di Sana. Si sa, i problemi di cuore, che siano piccoli o che siano grandi,
sono i più duri della vita e Sana lo aveva già scoperto da molto tempo, sin
da quando era sul set de "La casa del bosco." Sana lo aveva scoperto allora
e tutt'ora sentiva quel sentimento che le stringeva e le faceva battere
forte forte il cuore. Cosa ci poteva fare? Lei era innamorata di Akito, non
c'erano dubbi, ma lui aveva scelto la sua migliore amica Fuka d'amare. Lei
c'era stata malissimo, ma in fondo, 'per essere felici basta veder felice la
persona amata' , ricordò quelle parole che aveva letto una volta in un manga
per farsi coraggio e trovare un pò di forza. Sia Fuka sia Akito erano
felici, ma lei non lo era, il dispiacere e la tristezza che portava nel
cuore si trascinavano ancora da quel giorno in montagna in cui Akito gli
disse d'essersi messo insieme a Fuka. Poi c'era stato quel giorno, quel
giorno in cui lui l'aveva forzata a confessare i suoi sentimenti. Lei aveva
pianto, lui l'aveva ferita facendo così, ma in fondo s'era liberata di quel
peso che da lunghissimo tempo l'aveva oppressa. Non sapeva come il ragazzo
l'avesse presa, ma con certezza sapeva che l'amore di Akito s'era spento
come una candela consumata. Strinse forte la maglia, all'altezza del cuore.
A stento tratteneva le lacrime e i singhiozzi, non poteva farci niente nulla
poteva spengere il suo amore per Akito. Se lo specchio dell'anima e del
cuore sono gli occhi, in Sana solo l'amare lacrime della sofferenza si
potevano vedere.

Capitolo 3: Sogni
La finestra era aperta, mentre il vento della sera spirava leggero. C'era la
luce accesa, ma Fuka non se ne accorgeva, i suoi poveri occhi erano coperti
dalla fasciatura. La ragazza non sapeva più che ore fossero, potevano essere
passate tante ore come pochi minuti, tutto le sembrava così importante, ora
che non poteva vedere. Da solo poche ore aveva quelle bende, poche ore che
sembravano un'eternità. Era notte fonda oppure mattina? Non lo sapeva, non
sentiva nessun rumore, si sentiva isolata dal mondo e dentro di lei, i sogni
stentavano a portarla nella sua immaginazione. Lei aveva chiuso i suoi
ricordi in un angolo della sua mente. Dimenticare i sogni, era come uccidere
se stessi: vivere senza sogni è impossibile. Niente sogni, niente futuro.
Erano i sogni a far muovere gli uomini, sogni che loro chiamavano desideri,
obbiettivi della vita e in altri, numerosissimi modi. In fondo, sono sempre
sogni, fino a quando non diventano realtà. Ma i sogni di Fuka non c'erano
più, o, almeno, c'erano stati. C'erano stati, ma tanto tempo fa, quando lei
fu scaricata a malo modo da Takaishi. Fu da quel giorno esatto, che lei
aveva smesso di sognare. La ragazza ora, però, si ritrovava a tu per tu con
quei sogni che aveva relegato lontano da sè, ora si ritrovava a riscoprirli,
a riscoprire i suoi sentimenti, i suoi veri sentimenti. Non li voleva, non
voleva provare per una seconda volta quel dolore, quella sofferenza. Quel
lontano giorno, lentamente, ed inesorabilmente, le ritornò in mente. Ricordò
quell'incontro al bar nel parco, ricordò quel freddo atteggiamento di
Takaishi. Quelle parole, quelle dure parole le avevano sventrato il cuore,
erano state così dure... Come le aveva potute dire il buon Takaishi? Dove le
aveva trovate? Lui era stato sempre così gentile con lei, e poi quel
maledetto giorno... il giorno in cui lei era morta. Ora, ora, però lei, lei
era sicura d'averlo dimenticato, d'aver trovato un'altra persona d'amare,
che era Akito. Il cuore tremava, la sua anima vacillava al duro assalto di
quei dolorosi ricordi. Ora non c'era più posto per Takaishi nel suo cuore,
ora c'era solo e soltanto Akito. Ma se amava Akito perchè continuava a non
sognare?

Capitolo 4: Responsabilità, ricordi e dubbi

'La colpa è mia, sola mia!' si tormentava Akito, guardando senza vedere
fuori dalla finestra della camera. 'Se non avessi chiesto a Fuka qualche
gettone per giocare, non sarebbe successo nulla. E' colpa, io riesco solo a
procurare guai. Perchè? Perchè tutto quello che faccio si trasforma in un
guaio? Perchè continuo sempre a sbagliare?' Quell'ultimo pensiero sorse
spontaneo nella sua mente, ma non riguardava Fuka, perchè ad un tratto gli
venne in mente Sana. Non seppe perchè lei era presente nei suoi pensieri più
di quanto credesse. Sbagliare... Cosa aveva sbagliato con Sana? Non aveva
sbagliato nulla, in fondo, lui era stato tradito da lei, quando seppe che
Sana e Naozumi stavano insieme, di quella notizia che li dava innamorati sul
set de "La casa nel bosco." Ma poi era arrivato quel giorno in cui lui
l'aveva costretta a parlare, a rivelarsi. Quel giorno sapeva d'averla
ferita, d'averla ferita come mai aveva fatto, perchè lui sapeva leggere il
linguaggio degli occhi, perchè lui sapeva capire quando Sana fingeva
d'essere allegra e spensierata, perchè lui sapeva guardare oltre quel muro.
Ma lui, quel giorno aveva parlato al passato e nemmeno lui sapeva spiegarne
la ragione. Ora lui si sentiva molto legato a Fuka, ma ne era sicuro? Ne era
sicuro fino in fondo? Lui sentiva di voler molto bene a Fuka, che non
poteva, che soprattutto non doveva lasciare sola , in quel momento così
delicato, la
ragazza. Il ragazzo si passò una mano nei capelli. Che doveva fare? A Fuka
ci teneva, ma c'era dentro di lui una voce, quasi assopita, che non voleva
ascoltare. Quella piccola, insignificante voce, era la scintilla che s'era
accesa in Akito quando aveva visto Sana per la prima volta. Quella minuscola
voce era il ricordo di tutto l'aiuto che lui aveva ricevuto dall'attrice, un
aiuto che non sarebbe mai potuto essere dimenticato. Addirittura il ricordo
di sua madre era legato a Sana. Lui non avrebbe mai potuto vivere così,  se
non ci fosse stata lei... Akito ricordò la disperazione celata nel suo
cuore,
la disperazione che lo aveva spinto a chiedere a Sana d'ucciderlo... Sana
era
stata l'unica persona a vedere oltre la sua maschera di duro, era stata
l'unica in grado d'aprire il suo cuore, di scardinare le difese che lui
stesso aveva eretto per non soffrire. Ora, però, Sana stava con Naozumi, li
aveva visti insieme felici e lui era felice di essere vicino a Fuka. In meno
di un anno erano successe talmente tante cose e fra poco s'avvicinava il
Natale e la nostalgia di quello dell'anno scorso con tutti i suoi compagni
lo assalì. Cosa sarebbe successo quel Natale? Non lo sapeva, non voleva
saperlo, ora doveva solo prendere le sue responsabilità per quello che era
successo a Fuka, tutto quello che le era accaduto era colpa sua, lei s'era
ferita gli occhi per evitare che quel bullo in sala giochi l'assalisse.
Fuka... Ora lui doveva stargli vicino, ma nei suoi pensieri non capì la vera
natura di quel 'dovere'.

E fu così che quella notte passò, uguale per tutti, travagliata per quei
tre.

 

Le stelle videro il tormento di quei giovani ragazzi che lentamente, ma
inesorabilmente s'abbandonavano al sonno. Le stelle videro i loro dubbi,
videro i loro cuori come se fossero dei libri ancora da scrivere.

Capitolo 5: Le paure di Naozumi
Naozumi stava seduto a guardare la televisione. Ancora si domandava perchè
Sana avesse avuto tutti quei problemi con quella battuta. In fondo, era solo
una parola: 'diavoletto' . Che cosa c'era di male a dirla? "Sana perchè?"
chiese al vuoto. Non sapeva spiegarlo, ma aveva visto lo sguardo triste
della sua amica, mentre tentava di recitare. Quel lavoro era una tortura per
lei e lui non ne conosceva il motivo. Non sapeva quale segreto ci fosse
dietro a 'diavoletto'. Perchè non glielo aveva detto? Perchè non si era
confidata con lui? Da quando erano stata sul set de "La casa nel bosco" lei
si era sempre confidata con lui. Cosa le stava prendendo? Da quando era
tornata aveva cercato d'evitare il più possibile i suoi amici, e, questa,
non era una cosa che Sana avrebbe fatto. Erano tornati da New York, dove si
erano messi insieme, ma c'era qualcosa che gli sfuggiva, qualcosa che Sana
non gli aveva mai detto. 'Ho fiducia in te Sana.' si disse, senza
riconoscere quel pensiero era nato per soffocare la paura che cresceva
dentro di sè...

Capitolo 6:Il rifiuto

"Non posso Rei, non ce la faccio, non ce la faccio a dire quella battuta. Ti
prego dì al regista che mi ritiro, non ce la faccio proprio." "Sana... Ne
sei sicura?" chiesto rassegnato Rei. "Sì, ti prego, non ce la faccio, non ce
la faccio proprio." Rei si voltò gettando un ultimo sguardo all'amica. 'Cosa
ti prende Sana? Perchè hai rinunciato così? Perchè hai rinunciato senza
nemmeno provarci?' Ma le rispose erano chiuse nel cuore di Sana. La ragazza
guardava sconsolata lontano, verso la torre di Tokyo. Cosa poteva farci? Se
avesse recitato quella battuta, su cui poggiava l'intero film, avrebbe
ferito Akito, ma sopratutto l'avrebbe tradito, calpestando i suoi ricordi,
calpestando tutto l'aiuto che gli aveva dato. 'Diavoletto'... Quante volte
gliel'aveva detto? Quante volte aveva pronunciato con disprezzo quella
parola contro Akito? No, non era giusto, nè per lei nè per lui. Non le
importava nulla di cosa sarebbe successo alla carriera futura, ma la cosa
più importante era non ferire Akito. Akito... Quando l'aveva rivisto pochi
giorni prima, il suo cuore s'era stretto per la tristezza nel vederlo con
Fuka, ma in fondo, s'era rassegnata, un tempo forse sarebbe potuto nascere
qualcosa fra loro, ora non più. Naozumi l'aveva sorretta, con il suo
affetto, con la sua amicizia, con il suo amore per lei. Sana accettava tutti
quei sentimenti, era felice perchè stava bene con lui, ma lei come poteva
dimenticare?Il suo sogno più nascosto era quello di poter stare con Akito.
Il suo cuore non poteva dimenticare, ma nemmeno lei voleva. Aveva i soldi
per permettersi di tutto, ma i suoi gioielli più belli erano tutti i suoi
ricordi con l'amico e la gemma più brillante era quel sogno irraggiungibile.
Ma lei era troppo generosa, lei aveva un cuore troppo grande per avere il
coraggio di spezzare il rapporto di Akito con Fuka, per avere la forza di
spezzare la sua amicizia con la ragazza. Era meglio che tutto rimanesse
così: Akito con Fuka, Naozumi con lei. In fondo, se avesse avuto il coraggio
di devastare quella situazione, sarebbe stata anche una terribile egoista.
Per essere felice, avrebbe spezzato i cuori di due suoi carissimi amici:
Fuka e Naozumi, che non avevano colpe, per quello che sentiva, per quello
che amava. Spezzare legami forti come l'amicizia e l'amore, per Sana,
sarebbe equivalso ad un peccato contro la vita stessa, un peccato che
nessuno, mai, le avrebbe potuto perdonare.

 

Capitolo 7: Sana e Fuka

Fuka stava ascoltando musica alla radio, ma quello non era il passatempo
esatto per riempire il suo enorme 'tempo libero'. Quelle stramaledette bende
gli chiudevano praticamente ogni probabilità di fare qualcosa. Si stava
annoiando parecchio,  avrebbe fatto qualsiasi cosa per tenere la mente
occupata. Quei sogni erano veramente difficili da sopportare. Sogni vecchi,
sogni quasi dimenticati. Sogni di una bambina piccola. Quante volte aveva
visto il suo principe azzurro venire a prenderla, in groppa ad un candido
cavallo... Il volto di quel principe era di Takaishi, ma lei ora non voleva,
non lo voleva più vedere. Il suo cuore era di Akito, di Akito solamente. Ma
allora perchè?
Perchè continuava quel tormento, perchè? Ad un tratto, bussarono alla porta.
"Avanti." La porta s'aprì e si richiuse. "Ciao Fuka! Come stai?" "Ciao Sana!
Ora sto meglio." "Sono contenta! Ma non ti annoi a non fare nulla?"
"Tantissimo! Ascolto a ripetizione ogni nastro che mi hanno portato, una
noia!" "Lo immagino! Fra quanto ti tolgono le bende?" "Fra pochi giorni,
finalmente riuscirò a far qualcosa!" "Non torni subito a scuola?" "No, starò
un paio di giorni a casa per sicurezza." "Una vacanza forzata, beata te!
Come vorrei stare pure io a casa!" "Come va con il lavoro? Ho saputo che hai
iniziato le riprese di un nuovo film. Dimmi un pò, trama, insomma raccontami
un pò..." Sana si scurì in volto ed abbassò lo sguardo. "Ehm, c'è qualche
problema sul set..." "Davvero? Come mai?" "E' una battuta che deve essere
cambiata, ma lo sceneggiatore si rifiuta." "Ah, vedrai che tutto si
risolverà, non buttarti giù." 'Ho già risolto amica mia: ho lasciato il
film' pensò l'attrice, che,semplicemente, disse: "Grazie." "E a scuola? Come
fai
senza i miei appunti?" "Vado avanti, ora li sto raccongliendo io per te!"
"Mamma mia! Allora ci vorranno anni prima di decifrarli!" "Ehi? Che fai
prendi in giro?" disse Sana scattando in piedi, sorridendo, ma quel
sorrisso, come quello di Fuka, nascondevano la realtà dei loro sentimenti. I
loro cuori non erano felici, ma bensì tristi ad abbattuti, logarati da dubbi
e sentimenti che pian piano stavano prendendo forma in loro per il futuro di
ciascuno.

Capitolo 8:Naozumi e la verità del 'diavoletto'

Naozumi stava in casa, ascoltando allo sterio di camera sua un cd di musica
classica.
Quelle note avevano il potere di calmarlo, di fargli dimenticare per un pò
le sue preoccupazioni. Dolci note, alte e basse, in un fluire continuo alle
sue
orecchie, musiche da ritmi velocissimi o lentissimi. Ahh! Quanto gli piaceva
la musica! Il ragazzo era disteso sul letto di camera sua, con le finestre
chiuse. L'aria, però, era fresca, l'atmosfera da totate solitudine. Il disco
girava ripetutamente all'interno del lettore CD, non c'era nessun rumore che
lo disturbasse. 'Diavoletto'. Una nota, fece scattare in lui quella parola.
I suoi occhi azzurri si spalancarono di colpo. Diavoletto, diavoletto,
diavoletto ....  quella parola rimbalzò nella sua mente, fino ai suoi più
remoti angoli della sua memoria. Lì, era sepolta la risposta che lui
conosceva, che voleva, anche se non era stato partecipe a quel tempo.
"Diavoletto! Perchè
non ci ho pensato subito?" si disse Naozumi, capendo, per primo, la verità.
Akito era stato soprannominato diavoletto, e quel maledetto film era
praticamente la fotocopia
della vita del ragazzo, prima che Sana lo incontrasse. La ragazza aveva
rinunciato al film per non ferirlo. Com'era stato sciocco! Sciocco a pensare
che Sana lo avesse dimenticato... che Akito non fosse più un problema per il
suo amore. "Sana... tu ami ancora Akito... non te ne rendi nemmeno conto..."
Il giovane sbattè il pugno contro il muro. "Perchè? Perchè?" Le lacrime
annebbiarono l'azzurro dei suoi occhi, scendendo sulle sue guance. "Io
credevo... io credevo che tu mi amassi, credevo che avesi rinunaciato a lui!
Ed invece... No! Tu lo ami, lo ami ancora, senza nemmeno accorgertene. Sana!
Sana!" Non sapeva che dire, anche se da fuori piangeva solo, dentro i suoi
sentimenti erano in tempesta come il possente mare. Sana lo aveva illuso,
lui credeva d'amarla e d'essere ricambiato, a New York... Già, a New York
avevano vissuto dei bellissimi momenti, si erano dati una mano a non sentire
la nostalgia di casa, poi lei ... poi lei lo aveva aiutato a superare gli
inganni di sua madre, lo aveva scosso quando aveva paura poco prima di
recitare, ma lei, Sana, non aveva mai rivelato i suoi sentimenti, non aveva
mai detto di stare insieme a lui, non gli aveva mai detto d'essere
innamorata di lui. Era stato lui stesso a costruire quell'illusione che,
però, sarebbe crollata, se non ora, un giorno o l'altro, facendolo soffrire
ancor di più.
"Che sciocco, che scioco sono stato! Lei non potrà  mai essere di nessuno,
se
non di Akito." Naozumi s'alzò dal letto, ora doveva finire le riprese del
film, ne mancavano poche, poi doveva trovare un lavoro che lo portasse fuori
dal Giappone, lontano da Sana.

Capitolo 9: L'altissima febbre di Akito
Akito correva per la strada, mentre la sera s'avvicinava. Correva per
lasciarsi i problemi alle spalle, correva per trovare un pò di tregua
all'assalto dei sentimenti di quell'assurda situazione. Aveva i capelli e la
maglia inzuppati di sudore e qualche volta la solita ciocca di capelli gli
cadeva sugli occhi. Cercava di non far caso a nulla, doveva lasciarsi tutto
alle spalle e tirare avanti. Era riuscito a scacciare la rabbia da dentro di
sè. Ormai s'era rassegnato a non sostenere l'esame di karate per l'anno
successivo, aveva superato la rabbia contro Sengoku. Cosa aveva ora? Aveva
la sua ragazza all'ospedale, la sua migliore amica lo aveva lasciato per un
altro, sentiva un grande vuoto dentro di sè ed una gran voglia di piangere.
Ma chi poteva soccorrerlo? Chi poteva? Nè Fuka, nè Sana. Si trova solo, sua
sorella avrebbe scherzato e lo avrebbe preso in giro se le avesse detto
tutto, suo padre semplicemente non l'avrebbe capito. Correre, però, un poco
lo sollevava. Lasciare liberi i muscoli, lasciare che fossero loro a
portarlo lontano, lo aiutavano a non farlo pensare. Si fermò in un bar a
prendere
qualcosa da bere, poi continuò a correre. Erano ore che lo faceva, ma non
sentiva nemmeno la fatica, impegnato com'era a non pensare. Voleva qualcuno,
aveva il disperato bisogno di una persona con cui parlare, ma non c'era
nessuno. Era passata l'ora di cena, ma lui era ancora fuori e finalmente la
stanchezza lo aveva colpito. Lentamente, si sedè su una panchina nel parco.
Improvvisamente, nel cielo si accumularono nuvole scure, cariche di pioggia,
che coprirono lo scintillio delle stelle in quella notte. Scoppiò a piovere,
piccole gocce fredde, piccole gocce che bagnavano continuamente la terra.
Akito aveva lo sguardo basso, in quella pioggia rivedeva ogni istante della
sua vita, mille e mille gocce con Sana, ma mille e mille di meno con Fuka.
Poi d'un tratto, vide anche Naozumi, quel falso nemico. Akito s'alzò
d'improvviso, sempre a corsa, per andare lontano anche da quel parco che in
lui sveglia altri piccoli, fondamentali ricordi di Sana. Corse via, nemmeno
lì poteva trovare una tregua ai suoi sentimenti. Se non la trovava lì, dove
poteva andare? Vagò per le strade battute dalla pioggia, in solitudine,
poichè nessuno era in giro. Non c'era nemmeno un posto per ripararsi,
ma Akito non lo cercava. Aveva iniziato a tremare di freddo, non sapeva
quanto tempo era stato la pioggia. La strada era deserta, ma non si vedeva
nemmeno un palmo dal viso. Mise un piede davanti all'altro, poi con un
fulmine un malore lo colpì d'un tratto. Cadde a terra, stordito, mentre una
luce fendeva lo scudo della pioggia. Il ragazzo sentì vagamente un rumore di
freni di un'auto e una voce conosciuta. "Ma, ma è Akito!" esclamò Naozumi.
"Chi?" "Cavoli, ha la febbre altissima!
Aiutami a portalo a casa!" "Ma... ma..." "E' un mio amico, non
preoccuparti." Naozumi aiutò Akito a mettersi in piedi per salire sulla
macchina. In un attimo, arrivarono alla casa del giovane attore. Il ragazzo
aiutò il rivale a cambiarsi d'abito e ad entrare nel letto. Akito era
riluttante, ma stava troppo male per non rifiutare un letto caldo. "Hai la
febbre molto alta Akito, stai calmo, chiamo io Sana." "No, non chiamarla per
favore." rispose stanco e febbricitante. "Ma..." "Per favore." chiese
supplichevole. Naozumi non lo aveva mai visto ridotto così, non gli aveva
mai sentito quel tono di voce. Non poteva rifiutare, ma sapeva il perchè lui
lo aveva chiesto, e questo lo faceva star male, tuttavia ubbidì. "Chiama i
miei." disse Akito. "D'accordo." L'attore si fece dire il numero e concluse
in pochi minuti la telefonta, assicurando alla sorella del ragazzo, che
Akito non l'avrebbe disturbato, che poteva rimanere a casa sua per il
tempo sufficente per riprendersi un pò da quella febbre. "Grazie." "Non
ringraziarmi, non c'è bisogno. Dammi il termometro." lo guardò ed esclamò:
"40 di febbre? Non credevo l'avessi così alta! Ora, dormi un poco, più tardi
starai meglio, d'accordo?" Lo guardò, ma Akito s'era già addormentato. Lo
sguardo di Naozumi s'intristì un poco. 'Guardalo, cos'ha lui in più di me?'
Il ragazzo ricordò di quella volta sul set de "La casa nel bosco" quando
Sana gli aveva rinfacciato il suo fisico. Ricordò lei che gli diceva d'avere
un aspetto delicato, dei lineamente perfetti, d'avere una bellezza più
vicina a quella di una donna che a quella di un uomo. Confrontandosi con
Akito, si rese conto che era la verità. L'altro era più robusto, aveva un
aspetto più mascolino, ma la stessa Sana gli aveva detto che il carattere di
Akito non le andava genio. 'Cos'hai Akito? Cos'hai fatto per meritare
l'amore di Sana? Ho fatto di tutto, l'ho aiutata, gli ho dato tutto quello
che potevo, eppure non sono riuscito a far breccia nel suo cuore. So che mi
vuole bene, ma io credevo che quelle parole nascondessero il suo amore per
me, ed invece... ti avrei volentieri lasciato lì, ma non son più un tuo
avversario, non potrei mai perdonarmi la tristezza di Sana, se ti fosse
successo qualcosa di più terribile, per la sola colpa di non averti aiutato.
Non potrei mai... non potrei... mai...' Una sua lacrima gli cadde sulla
mano, era troppo difficile, troppo devastante troncare così d'improvviso il
suo amore per Sana, dopo tanti anni. Chi lo poteva aiutare? Chi lo poteva
consolare? Non aveva madre, suo padre era lontano, non aveva nessuno, se non
la sua manager, ma lei voleva solo farlo diventare una star interazionale,
non badava molto ai suoi sentimenti. Anche lui, in quei momenti, voleva una
spalla su cui piangere.

Capitolo 10: Akito, Naozumi e la verità dell'amore.
"Addio Akito, parto per diventare una grande attricce, girerò con tutti i
più grandi registi. Addio Akito." disse Sana, voltandosi. Il ragazzo cercò
di rincorrerla, ma non riusciva a raggiungerla. "Aspetta Sana! Aspettami!"
urlò il ragazzo, ma lei era scomparsa in un attimo. "Che ci fai qua Akito?"
disse la voce gentile di Fuka. "Fuka? Ma che..." "Cos'hai?" Ad un tratto,
alle sue spalle apparva Takaishi. "Oh, ciao amore!" esclamò la ragazza "A,
amore?" domandò retorico Akito. "Bè, noi andiamo, ciao Akito!" E scomparvero
pure loro, come la luce e tutto il resto che li circondava, cadde vittima di
quell'altissima febbre che aveva. Cadeva, cadeva sempre più, nel vuoto, solo
e dimenticato da tutti. Non aveva più nè amici, nè persone d'amare, tutti se
n'erano andati, non c'era nessuno per lui. Solo, in una vita di rimpianti,
in una vita a sopportare le angherie degli altri. Diavoletto, diavoletto,
diavoletto, diavoletto... quella parola risore dentro di lui come l'araba
fenice,
perseguitandolo con tutti i suoi ricordi. Apperve Sengoku ad accusarlo, a
cui s'aggiunse il vice preside, il suo allenatore, sua sorella, suo padre.
Tutte le persone erano lì ad accusarlo. S'alzò di scatto dal letto, ancora
sognante, urlando: "No! Basta, basta, basta! Vi prego! No, basta, io non
posso... Vi prego smettetela!" Naozumi entrò nella stanza. "Calmati Akito,
calmati è solo un brutto sogno." Ma lui non lo sentiva, non vedeva altro che
tutte quelle persone, tranne una. "No, lasciatemi stare per favore! Non
posso, non posso sopportare le vostre accuse. Lasciatemi, lasciatemi! Sana!
Sana! Sana, non lasciarmi solo!" Naozumi fu colpito da quelle parole, fu
colpito come da un pugno alla bocca dello stomaco. Akito ricadde, mentre il
sogno svaniva. Riaprì un poco gli occhi e vide il volto di Naozumi turbato
da un grande dolore. 'Cos'ho fatto? Cosa ho detto? Oh, perchè devo sempre
far star male tutti? Prima la maestra, poi Sana, poi Fuka, ed ora Naozumi,
che con me non ha nemmeno un pò di amicizia. Riesco a ferire tutti, amici e
conoscenti. Perchè la mia vita deve essere così?' Versò una lacrime, e poi
subito
un'altra. Non riuscì a fermarle, come non bloccò i singhiozzi che lo
scuotevano. Non poteva fermare i suoi sentimenti, non poteva domare il suo
cuore, che era troppo grande, che era troppo sincero per mentire. Quel cuore
che sempre aveva rifiutato di mostrare, ora emergeva dal profondo del suo
essere. Non poteva non lasciar libere le lacrime, che per anni aveva
oppresso, che per anni aveva nascosto. Non poteva farci nulla, preferiva
mostrarsi debole davanti a Naozumi, che reprimerle un'ennesima volta. Era
completamente sveglio, non aveva paura, ma doveva liberarle o lo avrebbero
affogato. Il ragazzo sentì la mano di Naozumi sulla spalla. "Akito..." Pure
lui piangeva, non sapeva però il motivo. "Scusami, non volevo che ti
rattristissi." L'altro rise "Mi chiedi scusa, senza nemmeno sapere cosa hai
fatto. Forse, ho capito cosa Sana ha visto in te." "Come?" L'attore rimase
un attimo in silenzio, poi i suoi occhi scoppairo di lacrime ancor più di
prima. "Io devo, io devo lasciare Sana, anzi non la devo lasciare, non siamo
mai stati insieme. Devo smettere d'amarla, devo smettere di credere alle
illusioni che mi sono fatto. Io credevo, io ero sicuro che le mi amasse, ma
in realtà non lo è. Io devo, devo dimenticarla." "Ma cosa dici? Lei ti ama,
tu sei l'unico che può renderla felice, io non so fare altro che rendere
tristi i miei amici." Naozumi lo guardò, ora capiva perfettamente. Sana
aveva visto oltre, lei aveva visto quel cuore che Akito nascondeva a tutti,
lei era stata l'unica a vederlo, l'unica a raggiungerlo, mentre Akito sapeva
capirla, sapeva consigliarla meglio di lui, il ragazzo capiva quando lei
recitava nella vita reale, lui sapeva distingure la vera Sana da quella
finta. 'Io, io invece non ci sono mai riuscito' si disse Naozumi, che dette
uno schiaffo al ragazzo. "Sei veramente stupido Akito, veramente stupido. Io
non sono in grado di renderla felice, non ne sono capace, c'è una sola
persona che può, una sola. Sei tu, Akito, questa persona. Sana non ha mai
smesso d'amarti, non l'ha mai fatto. Lei era innamorata di te già da prima
che noi due ci conoscessimo. Capisci? Sana ama solamente te, non c'è posto
per me. E tu, e tu non hai mai smesso d'amarla a tua volta. Lei s'è sommersa
di lavoro per non pensare a te, tu, invece, ti sei messo con un'altra per
dimenticarla, ma non ci sei riuscito. Non mentire, perchè tanto so la
verità. Non è stata ancora diffusa la notizia, ma Sana ha lasciato il film
a causa di una parola. Ha abbandonato il film che l'avrebbe resa ancor più
famosa, per colpa di una parola. Sai qual è? E' diavoletto. Lei ha lasciato
il lavoro per dire quella parola, ha lasciato il film perchè non voleva
farti soffrire, non voleva farti ricordare cose spiacevoli. Voi siete le due
facce di un unico amore!" Akito, anche se ancora  un pò stordito dalla
febbre, capì tutto quello che gli voleva dire il ragazzo. Il suo cuore battè
forte, non poteva crederci, era felicissimo, ma al tempo stesso tristissimo
per Naozumi, che l'aveva aiutato a capire. L'attore aveva rinunciato per
fargli strada, aveva abbandonato la corsa per il cuore di Sana. Lo aveva
fatto, perchè s'era reso conto dei veri sentimenti di lei. La generosità di
Naozumi erano sconvolgenti, non avrebbe mai creduto possibile questo.
"Grazie Naozumi, grazie di queste parole. E' vero sono stato uno sciocco a
non capirlo, e mi dispiace d'aver fatto soffrire anche te. Non me lo sarei
mai aspettato da te, quelle parole potevano venire solo da un vero amico.
Posso? Vuoi essere mio amico?" Naozumi tremò. "Anche queste tue parole mi
sorprendono Akito. Io non ti odio, ma ora mi sei simpatico. Io credevo come
tutti che tu fossi solo un poco di buono, ma sentirti parlare, mi ha fatto
capire che in realtà, tu sei molto più maturo di quello che vuoi far
credere. In fondo, credo di non averti mai visto come un nemico. Posso
anch'io essere tuo amico?" Akito sorrise: "Certo!"

 

Durante quella notte, le nuvole spirarono via lontane, mentre nei due
giovani ragazzi la tristezza faceva posto alla felicità d'aver trovato un
nuovo, fidato amico, e finalmente arrivò il pomeriggio.

Capitolo 11: La risposta chiusa in un battito di cuore
La porta della camera d'ospedale s'aprì e qualcuno entrò nella stanza.
"Fuka, come stai?" Quella voce, scosse la ragazza, immersa nei suoi
pensieri. "T...Takaishi! Sei tu?" "Sì. Sono venuto a trovarti, ho saputo
quello che ti è successo." La ragazza sentì l'amico avvicinarsi e sedersi
sul bordo del letto. Lei sentì il suo cuore battere forte, come sempre le
era battuto quando era in sua compagnia. "Come ti senti?" "Be, bene, grazie.
E tu? Come stai?" "Sopravvivo." Rispose il ragazzo emozionato. Lei non lo
vedeva ma Takaishi era arrossato sensibilmente, anche il suo cuore batteva
forte nel suo petto. "Fuka, vedi...io...io sono venuto qua da te per
dirti...per dirti..." "Cosa?" "Che, che io non posso, non posso vivere senza
di te!" Disse tutto d'un fiato. La ragazzina rimase sorpresa, non se lo
aspettava, non sapeva che rispondere. "Takaishi, io ... io non..." Il
ragazzo le prese le mani dell'amica nelle sue. "Fuka, io da quel giorno in
cui ti ho lasciata, non ho fatto altro che pensare a te. Mi sono accorto di
volerti troppo bene per lasciarti andare. Io non posso stare senza di te,
vedi, mi sono reso conto che tu sei l'unica persona veramente importante per
te. Tu mi hai voluto bene, ed anch'io... solo, solo che quando ho saputo, mi
sono arrabbiato moltissimo, non potevo crede che tu non me ne avessi mai
parlato. Mi sono sentito tradito e sono stato un grande stupido a lasciarti.
Sono stato ancor più stupido trovandomi un'altra per dimenticarti. Io ti
voglio troppo bene Fuka! Mi hai aiutato tante volte, quando sono stato in
difficoltà tu sei stata sempre presente. Voglio chiederti scusa, voglio
chiederti scusa per tutto quello che ti ho fatto. Puoi, vuoi perdonarmi
Fuka?" La ragazza rimase muta, quel discorso l'aveva toccata nel profondo
dell'animo. Il timido Takaishi, così chiuso, le aveva fatto quel bellissimo
discorso, che l'aveva lusingata. Quelle parole riaccesero le braci del
sentimento che erano nato anni fa fra loro. La ragazz, ora, non poteva
sbagliarsi c'era solo Takaishi in grado di farla sognare, solo lui era in
grado di farla sentire felice, ed in quei momenti Fuka capì che c'era solo
un grande affetto per Akito, nient'altro. Le risposte a molte domande
fiorirono solo ora in tutta la loro lucentezza nel suo cuore. Non aveva mai
desiderato nulla di Akito, nemmeno un solo bacio per la segreta paura di
tradire Takaishi. Quei sentimenti che aveva provato si riducevano solo ad un
grande affetto, certo, si era sentita appagata aiutando Akito e Sana, ma
solo perchè sapeva che loro erano riconoscenti della sua disponibilità. 'In
realtà, non ho mai smesso di volerti bene Takaishi.' Ma le parole le
uscivano emozionate dalle labba. "Ta, Takaishi, io, io non me lo
aspettavo... Non..." La ragazza sentì le mania dell'amico allontanarsi. "Lo
sapevo! Sono venuto troppo tardi! Addio Fuka!" Il ragazzo stava piangendo e
sarebbe scappato, se la ragazza subito non avesse risposto. "Takaishi,
aspetta! Rimani qua!" le sue mani cercarono nel vuoto ed incontrarono il
braccio di lui. Lei lo strinse forte, mentre, timidamente, il giovane
s'avvicinava. Con sicurezza, Fuka asciugò le lascrime che rigavano il volto
di Takaishi. "Fuka..." "Vedi Takaishi, io, per le parole che mi hai detto,
sono stata veramente stata male. Non so dove tu le abbia potute trovare, ma
per quelle parole io ho pianto tantissimo." Fuka sentiva d'aver paura di
quell'amore così grande per lei, ma non poteva farci niente, anche lei lo
amava. Il mondo non era altro che un piccolo puntino nell'amore dei due
ragazzi. Aveva paura, ma ora quell'antica sofferenza scompariva di fronte al
sue cuore e a quello di Takaishi. Si erano detti di sì, senza parole, con un
semplice battito di cuore. "Ma ora, ora non ho più paura di soffrire.
Takaishi, in questi giorni ho potuto capire una cosa... L'unica persona che
io possa amare, l'unica persona a cui possa dare il mio cuore sei tu. Voglio
molto bene ad Akito, ma tu mi hai fatto sognare un felicità che con Akito
non ho mai sognato. Io riesco a sognare se ci sei tu con me, riesco ad amare
solo te." La ragazza sentì Takaishi stendersi sul letto, poggiando la sua
testa sul grembo di lei, e Fuka gli accarezzò i capelli.

Capitolo 12: Gioco d'illusioni
Sana stava passeggiando per le strada, con la testa fra le nuvole. Aveva il
morale a terra, perchè non sapeva che fare per aiutare gli amici, sopratutto
per Akito. Aveva già lasciato il lavoro, e s'erano già generati mille e
mille pettegolezzi, sul suo abbandono della parte della protagonista in un
film firmato dal più illustre degli sceneggiatori giapponesi.Ma nessuno
poteva capirne il perchè... nessuno avrebbe mai potuto scoprire le ragioni
per cui l'aveva fatto... lo aveva fatto per un semplice amore che lei
provava per un ragazzo. Far soffrire Akito, sarebbe stata la peggiore delle
pene per lei. Sapeva, era coscente dei suoi sentimenti, lui pure, ma
tuttavia stava sempre insieme a Fuka. Lo aveva amato dal primo giorno di
scuola, aveva visto quegli occhi, vi si era specchiatta, come lui s'era
specchiato nei suoi. Purtroppo, però aveva giocato con l'illusione più
grande di tutte: l'amore di Akito per lei. Eppure... eppure lui le era
sempre stato accanto quando aveva avuto bisogno di qualcuno! 'Sciocca,
sciocca, sciocca! Akito in realtà non mi ha mai amata. Perchè continuo a
tormentarmi? Lui ha scelto Fuka, punto e basta. io mi devo rassegnare a
volergli bene...' Ma il cuore le diceva che pure quei pensieri erano
illussioni, ma se era un illusione l'amore d'Akito, se era un illusione
credere che Akito fosse innamorato di Fuka, qual era la realtà? Lei era
riuscita a dirgli: "Sei hai qualche problema con Sengoku, o qualunque altra
persona, vieni da me." Mentre lui le aveva assicurato il suo aiuto, se
qualcuno l'avesse fatta soffrire. Quelle frasi si limitavano a dire quello o
avevano un doppio senso? e se pure quelle fossero state illusioni? Il gioco
che Sana stava giocando era veramente pericoloso, distingure la verità dal
falso, ma lei non ci riusciava, eppure era una delle attrici più brave! In
quei giorni, aveva sempre per la testa Naozumi. Quel giovane ragazzo le
aveva donato il suo cuore, lei lo aveva appurato più e più volte, sentiva
una grande affetto, ma il suo cuore rimaneva freddo alle attenzioni del
giovane. Che ci poteva fare? Nulla, eppure anche Naozumi, seppur in maniera
minore, era riuscito sempre a comprenderla, o era una sua impressione? No,
quelle era la realtà, oltre ad Akito c'era anche Naozumi che la comprendeva.
Lui era la persona più adatta per parlare. Il cuore d'oro del giovane attore
sapeva ascoltare e parlare, come pochi. suppur giovane, Naozumi s'era
dimostrato maturo ed estremamente importante per la vita di Sana. Ora, però,
quella fase stava giungendo al termine, era famosi, avevano numerossissimi
lavori a cui dedicarsi, e lei sapeva che, in un prossimo futuro, avrebbe
visto e parlato sempre meno con Naozumi, che lentamente stava uscendo dalla
sua vita. 'No, no! Io e Naozumi non ci separeremo, rimaremo per sempre degli
ottimi amici, ne sono sicura!' Ma anche qui la sua fantasia e le sue paure
s'accavallarono nella sua mente. Se Naozumi sapeva che lei non l'amava, cosa
avrebbe fatto? Il ragazzo era molto sensibile, cosa avrebbe deciso di fare?
Andare a lavorare all'estero, come aveva fatto lei in un vano tentativo di
dimenticare Akito? Illusioni su illusioni, qual era la cosa da fare? Ora,
sapeva solo che doveva parlare con Naozumi, per dirgli dei suoi veri
sentimenti, forse se gliel'avesse detti, lui ne avrebbe sofferto di meno. La
ragazza alzò lo sguardo. 'Sì, devo andare da Naozumi. Lui deve sapere.'

Capitolo 13: Qualcosa in Naozumi
Naozumi passaggiava per la città, ma il suo cuore era un pò sollevato dalla
sofferenza di dover smettere d'amare Sana. Aveva finito le riprese del film
ed ora non sapeva cosa fare, che lavoro potesse accettare. Aveva rinunciato
ad andare all'estero, almeno per ora, perchè tutto gli sarebbe stato più
difficile. Il giovane non sapeva che fare della sua vita, ora non sapeva se
continuare a recitare o se ritirarsi, in fondo aveva un mucchio di soldi che
gli sarebbero bastati per tutta la vita. Eppure in lui era sorta questa
indecisione, era nata spontaneamente. 'Cosa devo fare? Non so...' Desiderava
un pò di vita normale, come un semplice ragazzo qualsiasi, ma era troppo
famoso per poter essere lasciato in pace. S'avviò sul belvedere della città,
dal quale si riusciva a vederla tutta. Era una bella giornata soleggiata, ad
Akito era calata un pò la febbre (tuttavia sarebbe rimasto da lui), quindi
Naozumi aveva deciso di fare una passeggiata. Aveva inforcato un paio
d'occhiali scuri per nascondesi e stranamente sembravano funzionare. Era
arrivato sul belvedere e si mise a sedere su una panchina. "Cosa devo fare?"
si domandò. Si sentiva sperduto, non sapendo cosa fare. La sua vita era
quella: recitare, recitare, recitare. Sapeva fare solo quello, aveva una
buona cultura, ma non sapeva come usarla, e poi sapeva che gli mancavano
molte altre conoscenze. Forse, avrebbe potuto tornare a scuola... magari
insieme a Sana... No, non poteva, la gelosia l'avrebbe divorato, lo sapeva,
doveva aspettare, non poteva rischiare. 'Vorrei, vorrei non essermi mai
innamorato di Sana! E' così difficile dimenticarla, non ci riuscirò mai. Se
solo ci fosse qualcuno che possa stregare il mio cuore. Sana era tutta la
mia vita, lei aveva il mio cuore, ma non l'ha voluto... scommetto, scommetto
che, in fondo, sapeva d'essere ricambiata d'Akito, forse l'ha sempre saputo.
Come farò senza di te? Senza la speranza di ricevere il tuo amore, io non so
che fare, se almeno stessi recitando, invece, nemmeno quello...' Il ragazzo
si coprì la faccia con le mani, mentre le lacrime soffocavano le sue parole.
Ogni scelta che avrebbe fatto gli avrebbe causato un grande dolore, ma
nessuna delle due era in grado di dargliene uno un più sopportabile,
entrambe
gli potevano dare la stessa sofferenza. Certo, abbandonando Sana otteneva
una amico, ma era una gran misera cosa rispetto che perdere quell'amore che
lo aveva spinto per tutta la vita. Se non si fosse innamorato, non sarebbe
arrivato a quel punto, perchè non avrebbe mai iniziato a recitare, e, forse,
sarebbe stato adottato da una buona famiglia in grado di dargli l'amore
necessario, ed invece lui era lì, isolato su quella panchina. Ma lui sapeva
d'avere una famiglia, una famiglia che viveva lontano, ma pur sempre una
famiglia. Loro erano in America, forse avrebbe potuto andare là, starci per
qualche tempo, forse suo padre l'avrebbe aiutato a dimenticato Sana e gli
avrebbe procurato molti lavori interessanti... Era una buona alternativa, ma
sentiva che l'affetto che sia suo padre, sia sua sorella gli avrebbero
potuto dare, non l'avrebbe mai aiutato, perchè Sana era troppo radicata
dentro di lui. Se ci fosse stata qualcun'altra... In un lampo dentro di sè
balenò l'immagine e il nome di una ragazza. Lei era un grande attrice, del
calibro di Sana, ricordava di quano loro aveva lavorato con lei. 'Strano,
non in questo periodo non c'ho mai pensato a lei... Chissà come sta, cosa
sta facendo...' Grazie a quei pensieri, dentro il piccolo Naozumi nacque uno
strano sentimento, che lo portava verso di lei.

Capitolo 14: Il ritorno di un amore
Tomomi stava in casa a studiare. Era rientrata da poco dalle riprese che
aveva
fatto in un paese europeo, ed ora era pronta per affrontare Naozumi. Da
quando l'aveva visto per la prima volta, lei ne era rimasta folgorata, non
lo aveva dimenticato. Aveva lavorato moltissimo e da quando aveva conosciuto
Sana, le sue capacità d'attrice erano migliorate di molto. Ora, però, aveva
voglia solo di rivederlo, ma non aveva nulla di buono da mettersi quindi
uscì di casa, chiamando però l'amica. Le due s'incontrarono alla stazione
della metropolitana, ed insieme andarono ad un gigantesco negozio
d'abbigliamento, alto 6 piani. Lì dentro c'era di tutto di più, mentre le
luci riflessi degli specchi quasi abbagliavano i potenziali acquirenti.
"Allora Mayumi, com'è andata con il tuo ultimo film?" "Bene, fra qualche
mese uscirà. E te come sei messa con il lavoro?" "Ultimamente ho girato solo
qualche spot pubblicitario, ma direi che Sana ha qualche problema."
"Perchè?" "Da quando è tornata da New York, ha accettato di fare un film, ma
ha rinunciato subito dopo perchè lo sceneggiatore non voleva cambiare una
battuta." "Eh? Sana ha fatto questo? Non me lo sarei aspettato." "Nemmeno
io, ed anche Naozumi in questo periodo non ha un lavoro." "Cosa? E, e come
mai?" "Non lo so, forse ha voglia di staccare un pò, in quest'ultimi anni ha
lavorato molto." 'Chissà cosa ti è preso Naozumi. Vorrei tanto saperlo'
pensò la ragazza. Fecere un enorme giro di tutto il negozio, fino a quando
Mayumi dovette andare via. "Tomomi io devo andare, domani ho un sacco
d'appuntamenti da sbrigare." "Va bene, ci vediamo!" Esclamò la ragazza,
mentre lasciava in macchina tutto i pacchi ed i pacchettini che aveva
comprato. "Allora, dove andiamo signorina?" chiese l'autista "Mi porti al
belvedere." Le luci della città splendevano sul vetro della macchina in
quella bella giornata autunnale. I pensieri scorrevano veloci nella sua
mente, alla ricerca di qualche scusa per poter vedere il suo Naozumi, per
poter risentire il suo cuore palpitare d'amore per il ragazzo. Era stata
mesi fuori dal Giappone, ma il suo sentimento, quello che sentiva dentro,
quello che la muoveva, non era mai calato, non s'era mai spento, non s'era
mai offuscato. Come lo voleva rivedere, come desiderava parlargli, voleva
solo confidarsi, voleva solo dirgli del suo amore. Non le importava nulla se
lui l'avesse rifiutata, a lei bastava essere sua amica, ma non ce la faceva
più a vederlo e a non parlargli... E lei non sapeva cosa il destino le
riservava nelle ore successiva... 'Il Destino... il Fato... la Fortuna...
quanti nomi per definire una cosa sola: il Futuro...' La ragazza era stata
in Grecia e in Germania, era rimasta affascinata da tutti quei mitici
racconti di quelle antiche credenze e religioni. 'Se tutti questi nomi mi
aiutassero... se tutti questi Dei esistessero, se mi aiutassero per parlare
con Naozumi!' La ragazza sentiva il suo cuore tremare a sentire quel calore
che il suo cuore generava. Quel calore che dal cuore si propagava nella sua
anima... Com'era duro il cammino dell'età...
La macchina si fermò, risvegliano Tomomi dai suoi pensieri. La ragazza scese
dalla macchina nera, avviandosi a passeggiare. "Che vista stupenda!" esclamò
guardando la città. "To, Tomomi?" mormorò sorpresa una voce alle sue spalle.
Il cuore di lei trasalì a sentire quella voce che ben conosceva. Lentamente,
quasi meccanicamente, si voltò. Vide i capelli argentei di Naozumi
scintallare, mentre l'attimo dopo i loro occhi s'incrociarono.

Capitolo 15: Non sei solo Naozumi
Quando la ragazza si vide specchiata in quegli occhi azzurri, così sinceri,
sentì il suo cuore battere forte, e non potè non diventare rossa. Naozumi le
era sempre piaciuto, non c'era altro da fare, nulla da dire, tutto quello
che c'era da dire, Naozumi lo poteva vedere nei suoi occhi, lo poteva capire
dal lieve rossore che colorava le sua guance, dall'innocente scompliglio
d'emozioni che lei stava provando.
Quando il ragazzo si vide in quegli occhi di lei, il suo cuore ebbe un
fremito. Il ragazzo poteva scendere nell'anima di Tomomi, scendere e vedere
quel sentimento che lei provava per lui. Ne fu commosso, aveva iniziato a
crdere che nessuno al mondo l'amasse veramente, ed ora c'era lei, lì a
dimostrargli che non era vero, che in quello sterminato mondo c'era almeno
una persona che lo amava. Non aveva parole da dire, solo i suoi occhi
azzurri, un pò arrossati dalle lacrime, avevano qualcosa da dire, ma erano
miscugli d'emozioni che andavano dalla tristezza alla felcità. Tristezza per
lasciare Sana, felicità e sollievo sapendo dell'amore di Tomomi, contentezza
per aver trovato un amico, indecisione per il suo futuro e mille altre
sfumature. Poi sentì qualcosa di diverso, qualcosa che lo legava a Tomomi,
qualcosa di molto simile a quello che provava per Sana, solo... solo più
forte, più profondo. Era amore, un amore vero, non la semplice illusione di
un'amore impossibile... "Naozumi che... co... come mai sei qui?" chiese
emozionata la ragazza "Volevo stare un pò da solo..." rispose meso il
ragazzo, mentre allontanava il suo sguardo. La ragazza si sedè accanto a
lui, era troppo in pensiero, non lo aveva mai visto così triste. "Che
cos'hai?" Naozumi la guardò, forse lei avrebbe potuto, avrebbe capito... Il
ragazzo la guardò un attimo, poi disse: "Tomomi, tu sai che a me Sana è
sempre piaciuta molto, ma lei non potrà mai amarmi, non lo farà perchè è
innamorata di un altro. io, io me ne sono accorto, ho capito che lei ha solo
un grande affetto per me e nient'altro, ma per me, per me è troppo
difficile. Gli ho voluto bene per tanti anni, per buona parte della mia vita
ed ora, ed ora, io non so più che fare. Non c'è nessuno per me..." Tomomi lo
guardava, un pò triste, sapeva tutte quelle cose, ma non poteva, non poteva
accettare che Naozumi si riducasse così, pensasse quelle cose. "Ma, ma tu...
tu non sei solo Naozumi... vedi, io, io da quando ti ho visto, da quando ci
siamo conosciuti, non ho fatto altro che pensare a te Naozumi. Tu mi piaci,
mi piaci moltissimo, mi sei sempre piaciuto e non c'è nessun altro ragazzo
che mi piaccia se non tu. Ti voglio bene Naozumi, te ne ho sempre voluto,
per cui non dire che sei solo a questo mondo, perchè ci sono io qua con te."
"Tomomi, io non... non... sapevo che tu..." "Non essere triste Naozumi,
perchè a me basta sapere che tu mi considerassi un'amica. Mi basta la
semplice consapevolezza d'avere un posticino nel tuo cuore, io chiedo
questo." Il ragazzo rimase in silenzio, sorpreso. Nessuno, nessuno li aveva
mai detto quelle parole così dolci. L'ultima delle sue illusioni, che fino
ad ora avevano dominato la sua vita, era caduto, squarciata come una velo,
grazie a Tomomi. Quella ragazza era stata gentile con lui, lo aveva amato,
ma non aveva mai tentato di portarlo lontano da Sana. Lei, però, era sempre
rimasta in un angolino del suo cuore, in alcuni dei suoi sogni più belli.
"Ti prego Tomomi, stai insieme a me, con te potrò ricominciare... con te una
nuova vita mia aspetta, perchè, perchè io ti amo..." E fu così che tutte le
sue illusini caddero, ora, lui era libero, lui aveva una nuova vita da
passare alla vera persona che non l'avrebbe mai tradito.

Capitolo 16: Le decisioni di Sana
Era pomeriggio e Sana camminva ancora per le strade della città. Aveva la
mente infervorata: trovare le parole per parlare con Naozumi era difficile.
Più ci pensava, meno trovava da dire. 'Non posso... non posso parlargli così
bruscamente! Non posso, non voglio spezzargli il cuore in questo modo...
Però, però dopo avergli parlato cosa posso fare? Akito ama Fuka, e pure lei
lo ricambia, che posto ho io fra i due? Non posso ferirli, non posso... Un
tempo, però, se Akito lo avesse voluto, se io me ne fossi accorta un pò
prima, noi due avremmo potuto parlare.... parlare di noi, dei nostri
sentimenti... Ed invece, tutto questo, quest'assurda situazione.... Se solo
sapesse cosa pensa, se sapessi che mi pensa ogni tanto, se sapessi che ho un
pò del suo affetto, forse, allora io potrei essere felice per loro due! Ma a
me non rimarebbe nulla, non posso amare più di una persona, riesco ad amare
veramente solo lui...' I suoi passi erano lenti, quasi strascicati. S'era
allontanata da quelle strade affollate, per rimanere sola ed ora... ora...
quelle parole le sgorgavano dal profondo del cuore, ma non erano per
Naozumi, ensì per Akito. Le sembravano così facili da dire ora, perchè già
con Naozumi che gli era molto caro, non ci riusciva? Era quello l'amore? Ma
se quello era l'amore, spezzare i cuori dei suoi migliori amici, non lo
voleva... eppure, però, l'emozione che le dava, la felicità che dava lei le
agognava sopra ad ogni altra cosa... Ora però, era tempo d'andare da
Naozumi. Non sapeva cosa dire, ma sapeva bene che lui non poteva continuare
ad amarla.

Capitolo 17: Sorpresa in camera
Sana era arrivata alla porta della casa di Naozumi, ma la sua mano tremava
d'emozione. Che dire? Che fare? Non lo sapeva, ma qualcosa doveva farlo e
alla fine, invece di suonare, bussò. Nessuno venne ad aprire la porta. "Che
non ci sia nessuno in casa?" si disse, anche se aveva visto la luce accesa
nella sala. Forse, Naozumi voleva stare da solo, chi lo sapeva? Sana era
decisa ad andare fino in fondo. Prese la chiave che il giovane attore teneva
nascosta sotto lo zerbino, ed aprì. Con stupore notò che non era chiusa a
chiave, c'era qualcuno dentro. Piano, senza fare rumore, entrò sulla punta
dei piedi. C'era un silenzio pesante nella casa. La luce nel salotto era
accessa, quindi la ragazza andò verso la sua camera. 'Forse, sta dormendo'
ma vide la luce filtrare da sotto la porta. Il cuore le batteva forte, ma in
un attimo interminabile, entrò, con gli occhi chiusi. Quando li riaprì, il
cuore le saltò in gola, vedendo davanti a lei Akito. Il ragazzo era disteso
nel letto, con la fioca luce della lampada, che faceva brillare i suoi
capelli di un colore dorato. Trattenendo il fiato lei gli si avvicinò, prese
una sedia e si sedè. Non l'aveva mai visto a dormire, ed ora le sembrava
così calmo, così innocente quasi fosse un bambino. Non poteva fare a meno
d'ammirarlo, era così bello. Lo aveva conosciuto così agitato, così duro e
ribelle che ora, a vederlo in quel modo, le sembrava un altra persona. Ora
poteva capire... L'amore che aveva nel cuore, l'amore per lui le faceva
apprezzare quei momenti. Delicatamente, con la mano, gli sfiorò la guancia.
"Akito... Non ti ho mai visto dormire, non ti mai visto così calmo e sereno.
Tu sei bello, ma non per quello che sei fuori,ma per quello che sei dentro.
Mi hai sempre capita, mi hai dato il tuo aiuto, la tua comprensione, anche
se a volte ti trovava antipatico nel tuo atteggiamento. Ed io sono stata un
sciocca a non capirti, a non capire che ti amavo, forse se l'avessi capito,
oggi sarebbe tutto diverso... Ti amo Akito, ora ho capito che ti amato
sempre, che tutto quello che ho fatto alle elementari non era per avere
calma in classe, bensì per te, per darti un futuro diverso, forse già allora
volevo, inconsciamente, che questo tuo futurofosse con me. Sono stata una
sciocca a non approfittarmene, non ho capito i miei sentimenti, forse avevo
solo un gran paura d'amare... Ma so che il mio cuore non potrà mai essere di
nessun altro, se non tuo. Ti amo Akito, ma io non voglio separarti da Fuka,
tu la ami, ed io non voglio spezzare il suo cuore. Vi voglio troppo bene per
assecondare un mio sciocco desiderio egoistico... Se solo non fossi partita,
se solo l'avessi capito sopra..." La sua voce tremava, rotta d'emozione, ed
anche i suoi occhi erano lucidi. Pianse, pianse lacrime di tristezza, perchè
era stata una vera sciocca a non capire, una sciocca a lasciarlo andare,
senza sapere cosa lui provasse... Ad un tratto la ragazza sentì la mano
dell'amico sfiorarle la guancia, asciugandole le lacrime. "Non piangere
Sana. - le mormorò Akito - Non devi piangere, non mi piave vederti così, non
mi è mai piaciuto soffrire. Queste lacrime non dovresti versare per me. Vedi
Sana, a me, a me non dispiace che tu... che tu... abbia sofferto per
questo." "Akito, tu..." "Aspetta. Io ti avevo detto che saresti potuta
venire da me se soffrivi... Odio vederti così depressa, sai perchè? Perchè
io Sana ti voglio troppo bene, più di quello che provo per Fuka. Ti adoro,
ti amo. Io ho cercato di dimenticarti, ma non ci sono riuscito, tu sei
dentro di me, nel mio cuore, non posso dimenticarti, non posso scacciarti.
Mi hai salvato la vita una volta, dandomene un'altra, ma io posso averla se
non ho te." Lei l'abbracciò, il fremito che sentiva dentro era
irrefrenabile, un impulso che gingeva dall'infinito amore che lei aveva per
Akito. Nè la Terra, nè l'intero Sistema Solare poteva contenere quello che
sentiva dentro. Il suo amore era sincero, sterminato il solo universo era un
puntino in quella marea di sentimenti. "Oh Akito!" esclamò piangendo, ma
quelle, però, erano lacrime di felicità. Il peso che aveva nel cuore, in un
attimo fu sollevato e scomparì come la notte fugge dal sole. "Sana... Ti
prego non lasciarmi più..." mormorò il ragazzo accarezzandole i capelli
rossi. Anche lui sentiva palpabili quelle incredibili emozioni, che fluivano
nel suo cuore, illuminando ogni suo ricordo di Sana. Le voleva bene, ed ora
si rendeva conto come l'aveva ferita stando con Fuka, cosa avesse provato e
si sentì uno sciocco, ma ora, ora lei lo sapeva, lui pure e quell'amore
finlamente fioriva in tutto il suo splendore, dopo tanti stenti. FInalmente,
loro due poteva stare insieme alla luce del sole, anche se da anni i loro
cuori e le loro anime erano legate da un sottile filo che sempre più s'era
stretto fra loro. I loro cuori battevano all'unisono, sussurrando il loro
amore, l'infinità di quei dolci ed innocenti sentimenti che li legavano.
Quei minuti scorrevano lenti come le lacrime, nella loro dolcezza. Si
guardarono negli occhi arrosati, mentre i loro visi s'avvicinarono, le loro
labbra, leggermente bagnate dalle lacrime, si sfiorarono in un ennesimo
bacio, che altro non era una solenne verità di un amore. Con quel bacio, i
due, davanti al loro reciproco ed infinito amore, s'erano giurati di non
lasciarsi mai più.

Capitolo 18: La stellata notte di Natale
Passarono giorni, e finalmente arrivò il giorno di Natale. Su di un terrazzo
di un grande casa, stavano in piedi tre ragazzi e tre ragazze. Le stelle
sfolgoravano in cielo, come se fossero felici e per salutarli. Ed ora
proprio così... Sana, Akito, Naozumi, Tomomi, Fuka e Takaishi erano lì a
guardarle affascinati. Da pochi giorni, le tre coppie erano' ufficiali' e la
felicità era al massimo, i loro cuori si levavano al cielo. Ad un tratto,
nel cielo della notte videro sfolgarare tre stelle brillantissime, che con
la loro luce quasi offuscavano le altre. Quelle tre stelle erano la
rappresentazione in cielo dei loro tre grandi amori. Sotto quei milioni di
brillanti occhi i sei ricevettero la benedizione delle stelle, che per
cantare la loro felicità sfrecciavano verso la terra, nell'arco celeste del
cielo notturno.


Fu così, che le stelle risposero alle mute suppliche che i ragazzi avevano
fatte loro. Visto che le stelle determinano il destino, alla presenza di
quei amori così grandi, così magnifici, ai quali pure le stelle si resero
conto d'essere inferiori, le stesse avevano cambiato la loro orbita,
cambiando il destino. I sentimenti che quei giovani avevano chiusi nel cuore
era forti, duraturi, ma soprattutto, splendevano come stelle, squarciando il
ricordo delle brutte esperenzie passate. Quei sentimenti, quegli amori
avrebbero superato il Tempo, mai si sarebbero logorati.