Le
strade affollate della città di Tokio risplendevano di luci e di insegne al
neon di negozi; una figura camminava a testa china sui marciapiedi innevati
della metropoli. Era Sana, che voleva forse perdersi nella folla e dimenticare
tutto. Aveva ormai 14 anni compiuti e già non ne poteva più della vita. Aveva
perso un amore e un'amica tutti e due nella stessa volta, ma ancora, nelle notti
malinconiche, le venivano alla mente questi pensieri, che ancora le rodevano il
cuore logorato da un amore impossibile. Non riusciva a farsene una ragione. Il
suo Hayama le aveva fatto confessare i suoi sentimenti quel giorno nel corridoio
della scuola, facendola soffrire enormemente e lui freddo e distaccato ascoltava
quelle parole, confessate nel pianto. Tuttavia, non aveva lasciato Fuka per
correre nelle sue braccia ma anzi, l'amore di lui verso Fuka si era rafforzato
ancora di più, o almeno a Sana sembrava così. Ed ora era appena corsa via da
casa di Akito dopo avergli detto, con grande sforzo, che doveva dimenticarlo e
fare finta che non esistesse più nessun Hayama o lupo solitario che dir si
voglia.Sana
si appoggiò ad un muretto, il venticello leggero le muoveva appena i capelli
castani; si asciugò una lacrima sfuggita e sospirò profondamente nell'aria
fredda di dicembre. "Addio amore mio, riuscirò a dimenticarti! Questa è
veramente la fine…di tutto..." e così dicendo corse via, nelle buie
viottole verso casa.
2.Akito
Una
camera, un letto. Akito era sdraiato al buio, la fioca luce della luna invernale
gli illuminava il viso. Continuava incessantemente a guardare fisso davanti a
se, sul bordo della finestra, un pupazzo di dinosauro. Non uno qualsiasi; tra i
tre che conservava con tanta cura, uno tra tutti era speciale: gli era stato
regalato la sera della vigilia di natale da Sana. Lui l’aveva ringraziata
dandole un tenero bacio; ma la ragazza era ottusa, e non aveva capito cosa
intendesse lui con quel gesto d’affetto. A quel semplice regalo fatto però
con il cuore, erano legati tantissimi ricordi, ormai nascosti e sotterrati nel
cuore del ragazzo, che però, malgrado i suoi sforzi di dimenticarli del tutto,
questi erano sempre più forti e ricorrenti. Soprattutto quella sera, dopo che
l’autrice dello sconvolgimento della sua vita, la sua amica Sana, era venuta a
parlare con lui, dicendogli cose che non si aspettava minimamente. Sbuffò
sarcasticamente, pensando che certo le parole così dure e sagge erano troppo
per Sana, che non riusciva a fare un discorso serio. Ma mentre cercava di
convincersi di questo gli tornò in mente la faccia seria della ragazza, che non
aveva mai visto prima comportarsi così. Giocherellò con i lacci della felpa e
si passò una mano tra i capelli. Allora in un gesto di rabbia prese il pupazzo
e lo scaraventò nel cassetto ma il ricordo di lei non se ne andava e, adesso,
si era aggiunto anche il dubbio che lei riuscisse a dimenticare veramente…
“Non lo farai vero, Sana? Non potrai dimenticare quello che c’è stato tra
noi e che abbiamo passato e stiamo passando!” e così si addormentò, vestito
e pensando alle parole dell’amica: ti dimenticherò…Entrambi
i ragazzi avevano passato una notte travagliata, pensando a tutto quello che era
successo. Sana si svegliò: “Auhg…….!! Mamma mia che sonno! Avrò dormito
si e no tre ore…” e detto ciò andò a specchiarsi, notando due profonde
occhiaie violacee che spiccavano nel pallore del suo viso. “Chissà cosa starà
facendo adesso Hayama…”.
3.Mille
dubbi, una verità
Il
ragazzo stava ancora dormendo, quando sua sorella entrò incavolata nera in
camera: “Akito, maledizione!!!!! Non sono il portiere di casa, qui sotto c’è
la tua amica…” “Chi Sana?!” gli uscì spontaneo “No… aspetta…
Matsui! Giusto?” “Oh porco… E’ vero oggi dovevo uscire con lei! Ma scusa
ma che ore sono?!” “Sono le tre!” “E tu mi hai lasciato dormire fino
adesso?! Ma scusa dovevi svegliarmiii! E adesso Fuka che mi dice? Un attimo
dille che arrivo, il tempo di lavarmi e vestirmi!” e così facendo scappò
immediatamente in bagno. L’acqua fredda lo svegliò del tutto; si infilò una
camicia pulita, un paio di pantaloni e, scendendo le scale, si allacciò le
scarpe.“Ciao
Akito, mai puntuale eh?” ridacchiò Fuka “Scusa, ma mi ero appena svegliato
sai ieri è venut…” ma si interruppe subito pensando che forse era meglio
non dirlo “…venuto sonno tardi! Si!” “Ah capisco! Bhe dove andiamo oggi?
Al luna park? Ehiiiiii mi ascolti??” “…Ah si… Scusa dai vieni”. Fuka
notò subito qualcosa di strano in lui, appena lo vide uscire da casa. Il suo
sguardo era assente, non era rivolto a lei. Infatti guardando i suoi scuri occhi
bruni, non riusciva a vedersi riflessa. Da quando si era messa con lui, aveva
come paura del ritorno di Sana dal film che stava girando con Kamura, perché se
tornava lei, vuol dire che Akito avrebbe potuto tranquillamente tornare ad amare
la sua amica Sana. Poi da quando Sana aveva smentito lo scandaloso articolo
scritto dai giornalisti sulla presunta dichiarazione d’amore tra lei e Kamura,
aveva sempre più timore che Akito la abbandonasse. Ma non poteva, l’avrebbe
fatta morire, lei lo amava tantissimo. Si agganciò al braccio di Akito che non
la guardò neanche e si mostrò indifferente. Fuka sentì il suo braccio duro
come uno spigolo e allora lo lasciò subito.“Siamo
arrivati” disse inespressivo Akito, dando una rapida occhiata alla ruota
panoramica, il suo terrore. “Akito, andiamo sulla ruota?”
–omammaomamma…- Pensò subito il ragazzo- “Ok, tanto…” e così dicendo
si avviarono verso l’attrazione.“Oh
guarda Akito si vede anche casa mia… Akito? Stai male?” il poveretto era
praticamente seduto per terra con una faccia che era tutto un programma e non
osava dare neanche uno sguardo al di la del vetro della cabina della ruota.
“Ma soffri di vertigini? Potevi dirlo prima no?” esclamò ridendo Fuka alla
faccia sconvolta e supplicante del ragazzo che la guardava. Ma alla risata della
ragazza, Akito si rabbuiò, ripensando a Sana, quando sulla torre del municipio
l’aveva baciata dopo che lei gli aveva rovesciato addosso una limonata
offertagli per fargli passare le vertigini. Ogni momento che trascorreva con
Fuka assomigliava in tutto e per tutto ai momenti passati con Sana. Forse era
solo per questo che si era messo con lei, per cercare di avere intorno Sana in
qualche modo. Ma l’originale era insostituibile, unica, non c’era nessuno
come lei! “Arrivati, vedi? E’ finito! Appoggiati a me dai vieni…” e così
facendo accompagnò sorreggendolo il ragazzo a una panchina. “Aspetta, vado a
bagnare un fazzoletto, intanto tu sdraiati e tranquillizzati” e corse alla
fontana più vicina.Akito
si sdraiò e subito chiuse gli occhi cercando di far smettere il mondo di girare
e cercando di non vomitare. Questo vorticare di immagini venne interrotto da un
volantino che il vento face posare sulla sua faccia. Lui incavolato, lo prese e
stava per buttarlo via quando vide l’immagine raffigurata su di esso e si fermò
con il cuore in gola a guardarla emozionantissimo. Tutte le vertigini passarono.Sulla
lucida carta patinata del manifesto c’era Sana più bella che mai, con una
mano appoggiata al mento e un espressione dolce ma pensierosa e furba nello
stesso tempo. Pubblicizzava una marca di abiti e lei stessa aveva un vestito
semplice con le spalline e la gonna corta. Un trucco leggero le faceva
un’espressione più adulta. Akito sfiorò in estasi il volantino, quasi
volendo accarezzare il viso della ragazza, Mentre era intento ad ammirarla si
sentì chiamare da Fuka e subito si ficcò in tasca il volantino “Tieni Akito,
ti ho portato un fazzoletto bagnato…” e cercò di bagnarli la fronte ma lui
si scansò bruscamente “No fa niente, Matsui, vado a casa, scusa, ci vediamo
domani” “Akito, che cavolo ti sta succedendo? Oggi sei strano!!” “Non ho
niente lasciami in pace” disse brusco e si avviò verso casa con passo deciso,
lasciando Fuka di sasso e quasi in lacrime. Non sapeva perché si era comportato
così, sapeva soltanto che Sana, ogni volta che la vedeva, provocava in lui una
reazione stranissima, lo stregava. Quella ragazza aveva rapito il suo cuore e
quando anche lei finalmente si era confessata, lui l’aveva respinta come se
nulla fosse facendola soffrire enormemente. Ma lui l’amava dal profondo del
cuore, già dal principio. Anche in classe alle elementari la guardava mentre i
suoi scagnozzi facevano baccano in classe e lei, nella confusione generale,
stava li impassibile a rimuginare, indispettita dal loro atteggiamento ma
ugualmente zitta, a pensare a come farli smettere. E lui venne sconfitto da una
ragazza tutto pepe, che lo domò e accalappiò il suo animo, legandolo per
sempre a lei. Al principio fu l’amore tra lui e lei, solo che lei non se ne
accorse e lui, troppo orgoglioso per dichiararsi, non disse niente.Ma
l’amore era sopravvissuto, indomabile e segreto a tutti, persino a loro.Ma
l’unica e sola verità era che Akito amava Sana più della sua stessa vita e
ora doveva solo dirglielo e sentirsi ricambiato. Così corse via, verso casa di
Sana.
4.Finalmente
il lieto fine
Sana,
dopo essersi vestita, scese in salotto a fare colazione, ma mamma non c’era e
Rey era uscito. Si sedette al tavolo e incominciò a spalmare la marmellata di
fragole sul pane e a versarsi il latte nella tazza. Ma mentre eseguiva questa
semplice operazione, era sempre più distratta: continuava a pensare ad Hayama.
Aveva scelto di dirgli addio, ma invece continuava a pensare a lui. “Coraggio
Sana, non essere triste, tirati su!! Presto esci a fare una passeggiata!” e
così facendo si alzò come una furia dal tavolo e, presa la giacca, uscì di
casa con ancora in bocca una fetta di pane.La
fresca aria di domenica gli fece passare tutta la malinconia e così decise di
andare al parco famoso, sotto il gazebo. Quasi inconsciamente arrivò al luogo
scelto e si sedette sotto di esso. Faceva piuttosto freddino e si strinse nel
cappotto. In quel momento desiderò come non mai avere al suo fianco Hayama, per
scaldarsi ^_^… In
quello stesso momento Akito correva, era talmente preso dalla sua meta, la casa
di Sana, che addirittura era uscito di casa senza il cappotto, con soltanto la
camicia, e ora stava letteralmente congelando. “Forse, tagliando per il parco,
farò prima…” e cambiò bruscamente direzione.Il
tempo era passato ed era arrivata la sera.Sana si era appisolata sulla panchina
del gazebo, sognando Akito vestito da leopardo e lei da domatore; ma il leopardo
era, superata la diffidenza, dolce e gentile con il domatore. Mentre era intenta
in questi sogni, Akito era arrivato al gazebo e subito vide una persona che era
sdraiata su una panchina e… non poteva credere ai suoi occhi!! Quella era
Sana!! “Kurata?!” esclamò ad alta voce, svegliando la ragazza
“Hayama?!” esclamò a sua volta lei. Il ragazzo, notò Sana, aveva i primi
due bottoni della camicia slacciati e i capelli arruffati, col volto, lucido di
sudore, scosso dai brividi di freddo. “Cosa stai facendo… e per giunta senza
giacca, ma sei pazzo col freddo che fa!!” notò Sana e così dicendo prese il
ragazzo per mano e lo fece sedere di fianco a se, nel tentativo di scaldarlo.
“Veramente stavo venendo a casa tua perché…” non riuscì a finire la
frase, era troppo difficile da dire. Non si era preparato un discorso e lei lo
aveva preso alla sprovvista.Sana
lo guardò con fare interrogatorio, chiedendosi come mai Hayama, così deciso
anche nei modi di fare, indugiasse su una semplice spiegazione, ma come sempre
la sua testolina non ci arrivava.Akito
però si decise: la guardò negli occhi, con suo tipico sguardo un po’
selvatico ma sotto sotto dolcissimo e penetrante, e parlò, una volta per tutte:
“Ascolta… Sana…” a sentir nominare il suo nome, la ragazza alzò di
scatto lo sguardo verso di lui “Io… Volevo dirti che…che…Ti amo! Ti ho
sempre amato, dalla prima volta che ti ho visto. All’inizio non volevo
accettarlo perché tu mi avevi impedito di far baccano in classe, non volevo che
una ragazza mi avesse sconfitto, non poteva essere vero! Però, i giorni
passavano e tu, nonostante mi avevi aiutato e quindi il tuo compito era finito,
non mi lasciavi, continuavi a parlarmi, a considerarmi tuo amico. Non ero
abituato ad avere intorno una simile carica di energia che ne finì contagiato
anche io e da allora mi legai ancora di più a te. Mi hai stregato, non riuscivo
a toglierti dalla mia testa, anche ora che sono insieme a Fuka. Poi, quando mi
hai confessato i tuoi sentimenti e io ti ho rifiutato, non so cosa mi è preso.
Ma solo ora mi rendo conto che il mio amore per te non si è spento e non si
spegnerà mai. Voglio solo amarti ed essere ricambiato. Ti chiedo questo” e
detto questo arrossì leggermente.In
quel momento Sana, che aveva sempre tenuto i suoi occhi puntati in quelli di
Akito, disse semplicemente “Akito…” e sorridendo nelle lacrime, lo prese e
lo fece scivolare giù dalla panchina, abbracciandolo strettissimo.Lui,
in un primo momento preso alla sprovvista, ricambiò l’abbraccio, affondando
il viso nel cappotto di Sana, sentendone il calore e il dolce profumo. Poi
allontanò il viso della ragazza e, prendendolo dolcemente, la baciò sulle
labbra. Sana si lasciò andare nelle sue braccia e suoi pensieri di ansia,
finalmente, ebbero pace.
Così
incominciò una storia d’amore, che però era iniziata molto prima, osservata
dalle nuvole invernali, in un silenzio ovattato di neve, un abbracciò pieno di
sentimenti tra due ragazzi che nessuno potrà più separare, legati da
un’inspiegabile, ma vero e profondo, amore.