Prologo

Il sole batteva inesorabile sui tetti delle case di Bang bang City, 1729 abitanti, una città come tante nel Far West.

La vita scorre tranquilla, ognuno si dedica al proprio lavoro ma è ora di siesta e la maggior parte degli uomini e dei ragazzi del villaggio si radunano al Saloon, dove bere qualcosa e discutere del più e del meno.

In questo locale lavora come ballerina un ragazza di nome Sana, di 20 anni, migrata al West in cerca di fortuna. Qui si è fatta subito delle amiche: Fuka, che lavora come barista nel locale, e Aya, che svolge lavori d'ufficio alla banca cittadina, e che hanno tutte e due la sua età.

Ma come ogni città che si rispetti, non poteva mancare lo sceriffo, Naozumi, ventitre anni appena compiuti, un giovane che promette bene e un abile pistolero, innamoratosi a prima vista di Sana. Ma i fatti di questa tranquilla cittadina verrano stravolti dall'arrivo di uno straniero e del suo fido compagno.

 

1. Al Saloon

Due figure avanzavano chine sui cavalli nel sole del deserto. Tutto è silenzio intorno a loro, solo il respiro affannoso dei loro destrieri dal manto sudato. "Ehi Akito, per quanto ancora vuoi andare avanti? Abbiamo passato tre città e tutte abbastanza ricche, perchè non ci siamo fermati?" si lamentò un giovane a cavallo di un pezzato, togliendosi il cappello da cowboy e asciugandosi la fronte sudata. L'altro ragazzo, a cavallo di uno stallone nero come la pece, in tutta risposta, si abbassò la tesa del cappello sugli occhi e rispose "Pazienta Tsuyoshi, manca solo una città, è quello il nostro obbiettivo..." "Va bene, se lo dici tu... Del resto lo sai che mi sono sempre fidato di te!" concluse Tsuyoshi. Questi due giovani, di ventidue anni ciascuno, erano fuorilegge: sulle loro teste pendeva una taglia di 1000 dollari. Erano ladri, assaltavano diligenze, ma non assassini. In compenso avevano svaligiato diverse banche e diligenze, ma per una svista o per un errore, non erano mai stati presi. E ora avevano tutta l'intenzione di svolgere un certo lavoretto in una città a noi nota.

Nel frattempo, al Saloon di Bang bang City era in corso uno spettacolo, con protagonista Sana e altre ballerine. "Brava, bis!!!!" urlò la folla battendo le mani, mentre le ballerine con alla testa Sana, si inchinavano e sparivano nei camerini per cambiarsi.

"Uff, sono a pezzi Fuka!" disse stanca Sana sedendosi su uno sgabello di legno al bancone e rivolgendosi alla barista "Fai la brava, offrimi qualcosa da bere...". La ragazza, che stava asciugando i bicchieri nel candido grembiule legato in vita, scosse la testa "E no, scroccona! Già ieri ti ho dato un bicchiere di birra, ma oggi niente! Se vuoi solo acqua..." "E vada per l'acqua allora!" sbuffò Sana, girandosi di traverso per guardare il locale. In quel momento entrò ticchettando sul pavimento con le sue scarpe col tacco Aya, che indossava un cappellino parasole e un vestito dall'ampia sottoveste. Sotto la cipria del trucco si intravedeva del rosso, rosso di rabbia. "Ehi Aya, che ti succede? Stai bene...?" chiese delicatamente Fuka, consapevole della risposta di assenso della ragazza. "Certo che si!" disse Aya con un'insolita intraprendenza "Quel brutto imbecille del mio capo dice che ho sbagliato a fare la contabilità per la banca e quindi mi vuole licenziare! Ma non è vero, è solo che ci sono state meno entrate questo mese, sapete, dopo l'ultima rapina..." disse a Sana e Fuka abbassando un po' la voce, nel tentativo di non farsi sentire dagli uomini del locale. "Eh già, in quanto a fuori legge la nostra città è abbastanza coinvolta...". In quel momento entrarono, spalancando le porte a soffietto, due ragazzi: lo sceriffo e il suo aiutante Takaishi, ventidue anni. "Oddio guarda chi arriva..." sbuffò contrariata Sana, girandosi di scatto verso il bancone "Salve signorina Sana, si è già esibita?" chiese con rispetto Naozumi, togliendosi il cappello e facendo un leggero inchino verso le dame. Sul suo gilet di pelle luccicava la stella da sceriffo e alla cintura erano appese due pistole, riposte nella fondina. "Si signor sceriffo siete arrivato tardi... E lei, Takaishi, come sta? Le piace il nuovo lavoro?" ma quest'ultimo non la stava ascoltando: guardava con interesse verso Fuka, che stava servendo da bere a un tavolo e ricambiò per un attimo lo sguardo del ragazzo, sorridendo dolcemente "Eh cosa? Oh, si, il lavoro, certo! Bene, benissimo, mi sembra una città piuttosto tranquilla..." disse Takaishi grattandosi il mento e scrutando di sottecchi Fuka, tornata al bancone. "Non è così, credimi Takaishi, ne vedremo delle belle..." borbottò Naozumi indicando il tabellone all'ingresso del Saloon, dove erano affissi tutti i manifesti dei ladri ricercati "Vabbè, ora dobbiamo proprio andare! Mr. Brown ha detto che ha subito un furto di bestiame proprio questa notte, dobbiamo dare un'occhiata! Ossequi, signorina Sana, Aya e Fuka." un'altro inchino e si diresse fuori dal locale, con Takaishi alle spalle, facendo cigolare le porte a soffietto. "Gasato..." sussurrò Sana tamburellando le dita sul bancone "Quanto vorrei che in questa città succedesse qualcosa di bello, una volta tanto..." sospirò rivolta alle amiche Sana, appoggiandosi coi gomiti al bancone.

Ma non sapeva che proprio nel deserto, a un giorno di cammino dalla città, era in arrivo una grossa e inaspettata sorpresa.

 

2. Stranieri in città

"Eccoci Akito, guarda! Bang bang City!" disse eccitato Tsuyoshi indicando le prime casupole del paese, ai lati di una lunga strada polverosa. Per prima cosa scesero dai cavalli e li legarono alla sbarra con altri, facendoli dissetare all'abbeveratoio; incominciarono a camminare per la via deserta, nessuno sano di mente sarebbe andato in giro sotto il sole di mezzogiorno. Arrivarono al Saloon, dal quale uscivano risate e chiacchere ma anche qualche imprecazione. Akito strappò il manifesto della loro taglia con violenza e senza voltarsi si rivolse a Tsuyoshi "A quanto pare siamo noti anche in questo paese... Mi raccomando prudenza e" e, girandosi, afferrò per il bavero del foulard al collo il suo compagno "vedi di tenere a freno la lingua anche se hai bevuto capito?" il povero Tsuyoshi deglutì e annuì con la testa.

"Ehi Fuka guarda, sta entrando qualcuno ma... Chi sono?" chiese dubbiosa Sana, cercando di identificare le due sagome scure che erano appena entrate nel locale. Uno aveva un cappello marrone e il fuolard al collo rosso, coordinato alla camicia a scacchi, gilet e pantaloni di pelle; l'altro era alto, vestito di nero con una giacca larga di tesa, nera anch'essa, che arrivava fino a terra. Aveva il cappello calato sugli occhi e passeggiava, conscio degli sguardi altrui, con le mani in tasca. Tutti e due portavano cinturoni completi di pistole. "Non li ho mai visti prima, anche se hanno un'aria familiare..." sussurrò Aya precedendo Fuka nella risposta.

Arrivarono al bancone e si sedettero "Ehi barista!" chiese quello con il foulard rosso "Dammi una birra, grazie" "Arriva!". Quello vestito di nero stette zitto, senza alzare lo sguardo dal bancone. Sana e Aya decisero di saperne di più e, cercando di essere indifferenti, si avvicinarono pian piano ai loro sgabelli. "Salve, voi siete nuovi di qui vero?" chiese Sana ai due ragazzi "Piacere, io mi chiamo Sana e questa è la mia amica Aya!" disse tendendo la mano e indicando con il pollice sopra la spalla Aya.

Il ragazzo vestito di nero alzò lo sguardo e... Sana rimase paralizzata. Aveva degli occhi stupendi, castano scuro, in cui potevi annegare dentro, che si nascondevano sotto il ciuffo. I capelli dorati, schiariti dal sole, uscivano leggermente dal cappello e un'ombra di barba non fatta sul mento gli dava un'aria tenebrosa e terribilmente affascinante (n.d.r.Uauu...) "Piacere signorina, Akito" disse facendole il baciamano. Sana rimase di stucco. "E questo è il mio soc... Amico, Tsuyoshi" quest'ultimo si tolse il cappello e ammirò con interesse Aya, che arrossì timidamente. "Siamo di passaggio nella vostra città, speriamo di non recare disturbo" continuò Akito, mostrandosi stranamente gentile "No, no, si immagini, nessun disturbo! Nella nostra città non succede mai nulla di nuovo..." disse agitando la mano Sana 'Vedrai cosa succederà di nuovo, povera ingenua...' pensò tra sè e sè Akito. "Bene ora dobbiamo andare..." "Oh aspettate di conoscere lo sceriffo, ecco sta arrivando!" lo interruppe Sana. Naozumi stava entrando nel locale proprio in quel momento, accompagnato come sempre dal fido Takaishi "Salve signorine, chi sono questi ragazzi?" chiese dubbioso Naozumi alle tre amiche e squadrando con sospetto Akito e Tsuyoshi. "Sono forestieri, sceriffo! Lui è Tsuyoshi e l'altro è Akito". Naozumi non riuscì a fidarsi di quello sguardo, così affascinante per Sana, ma così inquietante per tutti. Infatti, rivolse subito il suo occhio verso il tabellone all'ingresso ma "Ehi, qualcuno ha visto i manifesti dei due..." ma Akito lo interruppe "Ce ne stavamo andando, sceriffo, i mei rispetti. Signorine..." e si avviò seguito da Tsuyoshi verso l'uscita. "Strano quel ragazzo, non trovate?" Naozumi era sospettoso, ma Sana e Aya erano totalmente eccitate: due così bei ragazzi in città non erano da ignorare, bisognava passare all'azione.

"Accidenti, quello sceriffo ficcanaso non ci voleva..." sbuffò Akito una volta uscito dal locale "Questo complica un po' le cose." "Si, hai ragione... Però hai visto quelle due che si sono presentate? Non erano male, soprattutto quell'Aya..." disse Tsuyoshi ripensando. Akito non rispose. Sana... Quella ragazza lo attirava, ma non poteva permettersi distrazioni. Salì a cavallo e con il suo amico si diresse alla pensione che li avrebbe ospitati. Il sole era già prossimo al tramonto.

 

3. Piano al chiaro di luna

I due ragazzi arrivarono alla pensione che si trovava verso la fine della strada del paese. Era accogliente e di poche pretese e subito salirono, ringraziando il padrone, un uomo grasso e sudato, perennemente in ansia.

"Uff, sono a pezzi!" esclamò Tsuyoshi levandosi gli stivali e buttandosi sulla brandina. Akito andò alla finestra e chiuse la persiana, soffocando la luce rossastra del sole al tramonto. "Sai che c'è? Sarebbe stato meglio continuare a fare il contabile, non avrei dovuto liberarti...".

Loro si erano conosciuti quando avevano circa vent'anni anni. Tsuyoshi era il contabile di una banca della loro città e un giorno si recò dallo sceriffo per consegnarli alcuni documenti ma quest'ultimo non c'era. Nella guardiola c'era soltanto un ragazzo, sdraiato sulla brandina della cella con le braccia incrociate. Appena vide Tsuyoshi lo chiamò "Ehi tu, vieni qui..." disse  agitando una mano verso di lui "Mi libereresti?". Tsuyoshi, che al tempo era un assiduo rispettoso della legge, scosse vigorosamente la testa "Non se ne parla! Se sei dentro, vuol dire che hai fatto qualcosa di sbagliato..." "Ma non è così!" lo interruppe Akito "Sono stato incastrato, lo giuro!" disse concitato, incrociando le dita dietro la schiena. Tsuyoshi, allora, da bravo boccalone, prese la chiavi e aprì la porta della cella "Magari hai ragione, non hai un'aria da cattivo ragazzo... ma ehi!!!!" Akito era subito scappato, prendendo il suo cavallo e speronandogli i fianchi per farlo galoppare "Sei proprio un ingenuo!" ridacchiò soddisfatto, lasciandolo incredulo. "Ehi, Tsuyoshi, cosa diavolo ha fatto?!?!" disse correndo lo sceriffo e afferrando la pistola "Oh oh..." e detto questo salì subito a cavallo del suo pezzato e raggiunse di corsa Akito. Dopo due anni, tutti diventano amici.

"Tsuyoshi, smettila di lasciarti andare ai sentimentalismi, abbiamo da organizzare un piano!" esclamò Akito scuotendo l'amico per le spalle e interrompendo i suoi nostalgici pensieri. Tsuyoshi asserì e prese dal casetto dello scassato comodino un foglio di carta, mettendosi una matita in bocca e spiegando la carta consumata. "Allora..." disse farfugliando per la matita in bocca "La banca è qui! Potremmo entrare di botto, come fai tu di solito con la tua aria da gran spaccone, ma..." disse richiamando l'attenzione di Akito, che non prestava la minima attenzione alle sue parole "... Secondo me dovremmo cercare un complice che ci copra le spalle, entrando dal dietro, così!" disse disegnando una riga del loro percorso da fare. Akito, con espressione corrucciata, disse solo "Takaishi". Tsuyoshi lo guardò incredulo "Ma sei impazzito per caso?!? La tua testa sta avendo un calo notevole, amico mio... Come pensi di fare? E' l'aiutante..." ma chiuse subito la bocca alla vista di Akito con un fare tutt'altro che amichevole. Il ragazzo si mise la giacca e prese il cappello, scrocchiandosi le nocche e prendendo la pistola dalla fondina. "Akito... C-c-che... Vuoi fare...?!?!?" disse spaventato Tsuyoshi "Lo convicerò a modo mio... Stai tranquillo. Quel bamboccio è adatto a fare l'aiutante dello sceriffo come tu lo sei a fare l'organizzatore di piani..." disse ironicamente, sollevando vigorose proteste da parte di Tsuyoshi "Sarà uno scherzo portarlo dalla nostra parte, fidati..." e sparì veloce come un'ombra fuori dalla porta, sotto il cielo ormai notturno. "Sarà, ma ho un brutto presentimento..." sospirò il ragazzo rimasto in camera, rimettendo il foglio nel cassetto.

 

4. Metodi persuasivi

Takaishi fischiettava contento slacciandosi la camicia nella sua camera, un buco polveroso con un letto e un armadio. Era appena arrivato in città e già aveva un lavoro, ben pagato e onesto. 'Aveva ragione mia mamma a dirmi di migrare all'ovest per cercare fortuna...' pensò compiaciuto.

Ma non finì di slacciarsi la camicia che un colpo alla porta lo mise in allarme. Subito la sua mano scattò nervosa verso la fondina della pistola. Chi diavolo poteva essere alle due di notte? "Chi è?" disse titubante ma con la voce ferma. Nessuna risposta. Si avvicinò alla porta mettendo la mano sulla maniglia. "Chi è?!" ripetè più forte. Non poteva essere lo sceriffo, avrebbe risposto. Senza nemmeno rendersene conto, la porta si spalancò con un calcio e Takaishi si ritrovò sdraiato sul pavimento con una pistola alla tempia e uno stivale nero premuto sul petto "E bravo il nostro aiutante, non la sai la prima regola? Mai abbassare la guardia..." disse una voce a lui sconosciuta. Ma proveniva da un ragazzo visto al saloon lo stesso giorno. "C-c-che vuoi...?" borbottò Takaishi visibilmente intimorito dall'arma che Akito gli puntava alla testa, cercando però di restare imperturbabile (n.d.r. Cosa difficile con una pistola alla testa e un piede sul petto... ^_^). Akito increspò leggermente le labbra, in un sorriso tutt'altro che rassicurante "Niente, solo... Un piccolo favore" disse giocherellando con il grilletto della pistola. Takaishi deglutì spaventato "E-ehi... Vacci piano con quell'affare..." balbettò cercando di alzarsi. Ma fu subito risospinto sul pavimento dallo stivale di Akito. "No, meglio che resti così, riesci ad ascoltarmi meglio...". Takaishi, senza mai togliere lo sguardo dall'arma pericolosamente vicina alla sua testa, chiese dubbioso "Un favore... Che tipo di favore?" "Io e il mio socio abbiamo bisogno di un complice per, diciamolo chiaramente, fare una rapina." disse Akito semplicemente, lasciando Takaishi incredulo. Con grande sorpresa del giovane criminale, Takaishi emise un chiaro sbuffo di scherno "Ma lo sai chi sono? Lo vieni a chiedere proprio a me? Non sei così sveglio come vuoi far credere allora...". Akito si rabbuiò, premendo la suola della scarpa più forte sul petto del ragazzo, che tossì "Dobbiamo trovare una persona insospettabile, per questo voglio te. Altrimenti non mi sarebbe mai venuto in mente di rivolgermi ad un patetico vice-sceriffo, cosa credi?". Takaishi, per tutta risposta, disse una cosa che nessuno che conosca Akito fino in fondo si sarebbe mai sognato di dire "E se rifiutassi? Cosa ti fa credere che accetti? Lo sai che potrei riferire tutto allo sceriffo?" ma la frase cadde nel silenzio. Un interminabile silenzio. Akito si avvicinò al volto del giovane, intimorito dallo sguardo che si era piantato nei suoi occhi "Morirai..." sussurò poi, togliendo la pistola dalla tempia e piantandola in pieno viso di Takaishi. "Ma mi fido di te, cosa che nessuno farebbe... Quindi, se ci tieni alla salute, pensaci..." e si alzò, dirigendosi verso la porta e voltando le spalle al ragazzo ancora steso a terra, incapace di alzarsi. Poi Akito lo guardò con la coda dell'occhio "E ricordati... Se non accetti, la mia vendetta sarà implacabile... Ho il grilletto facile." e sparì, lasciando un Takaishi sempre più confuso disteso sul pavimento polveroso.

'Oddio, ho fatto male a giudicarla una città tranquilla, aveva ragione lo sceriffo...' pensò alzandosi da terra e spolverandosi i pantaloni. Si massaggiò il petto dolente per la pressione del piede di Akito, che gli aveva lasciato un'impronta rossa. Cosa doveva fare? Accettare la proposta del ragazzo e fare da complice o andare a raccontare tutto allo sceriffo? Ma subito si ricordò delle parole che Akito gli aveva sussurrato. 'Ma si, mi conviene accettare...' ponderò. Non era mai stato un tipo coraggioso, soprattutto non così coraggioso da mettersi contro un tipo come Akito. 'Ma se mi beccano...?' e si passò una mano alla gola, immaginando un cappio stretto attorno al collo. Ma era una morte più difficile, visto che negli anni quei due non si erano mai fatti beccare. Tuttavia, tutte e due le strade erano rischiose da intraprendere. 'Cosa faccio adesso?' pensò, perdendo il suo sguardo fuori dalla finestra con le persiane socchiuse, intravedendo la luna bianca e luminosa, splendente sopra i tetti delle case.

 

5. Sospiri

"Eh si, è proprio bello vero?" disse per l'ennesima volta alle sue amiche Sana, sospirando con aria assente. Fuka sbuffò annoiata "E basta Sana, l'avrai ripetuto almeno un milione di volte in un'ora! Giusto Aya? Ehi!!!!" ma neanche l'altra ragazza la stava ascoltando. Pensava a quell'altro ragazzo, timido ma ugualmente affascinante. "Oddio, ma è una malattia?!?" esclamò Fuka, sbattendo il pugno sul tavolo della sua stanza, svegliando dai loro sogni Sana e Aya "Mi venite a svegliare alle cinque di mattina solo per dirmi 'Quanto sono belli'?! Ho capito, ma addirittura venirmelo a dire all'alba...". Espressioni imbarazzate delle due ragazze colpevoli. Fuka era in camicia da notte, con i capelli scompigliati e l'espressione assonnata (n.d.r. E 'te credo, svegliarsi alle cinque...) che ascoltava le confessioni amorose della amiche, rimaste profondamente colpite dai due stranieri giunti in città. "Vabbè, ormai sono le sette, meglio andare giù ad aprire il saloon, tanto..." e si alzò dal tavolo, incamminandosi verso il suo armadio, per scegliere i vestiti. "E tu Fuka? Guarda che lo abbiamo capito che Takaishi non ti dispiace poi tanto..." disse ghignando Sana. Fuka fece cadere l'appendino con un vestito rosso di pizzo e velo bianco, diventando dello stesso colore del pizzo scarlatto.

"M-m-ma che d-dici... Non  vero!!" borbottò chinandosi per raccogliere l'abito "Allora perchè sei diventata rossa? Se fosse vero che non ti interessa avresti, come tuo solito, detto semplicemente di no!" aggiunse Aya dando una gomitata a Sana, che rideva a crepapelle, cadendo quasi dalla sedia. Fuka sospirò mentre si metteva indosso l'abito, allacciando il corpetto nero con le numerose stringhe "Bhe... Si non è male... Però..." "Però?" chiesero in coro Sana e Aya, curiose di saperne di più "... Però è troppo succube dello sceriffo! Non trovate?" "In effetti quel pomposo sceriffo fa il despota!" disse Aya alzando gli occhi al cielo "Concordo pienamente! Come non lo sopporto..." esclamò Sana alzandosi in piedi e sbattendo le mani sul tavolo "Aya, dobbiamo andare, tu devi finire il tuo lavoro alla banca e io devo provare con le ballerine" disse Sana dando un'occhiata all'imponente orologio a pendolo appoggiato alla parete della stanza "Fuka ci vediamo dopo, buon lavoro!" e detto ciò, uscì dalla porta, ticchettando sulle scale.

Fuka si diresse alla finestra, appoggiandosi al consunto davanzale. Il sole giallo pallido si nascondeva ancora tra le nuvole, come se non volesse uscire dalle coperte. Pensava a Takaishi. Ma non sapeva che il giovanotto, così onesto, stava per diventare complice della rapina del secolo.

 

6. Un invito a sorpresa

Toc, toc, toc... Dei colpi alla porta della stanza di Takaishi. Andò subito ad aprire, non chiese neanche sapeva fin troppo bene chi stava bussando. "Buongiorno Takaishi, dormito bene?" chiese Akito, sorridendo ironicamente. Alle sue spalle, Tsuyoshi si guardava intorno con circospezione. "Diciamo che non ho dormito..." disse Takaishi. Aveva delle occhiaie violacee sotto gli occhi ed era pallido. La notte in bianco per decidere se accettare o meno, aveva portato parecchie conseguenze.

"Allora, affare fatto?" Akito tese la mano e gli scoccò un'occhiata eloquente. Il ragazzo si limitò a stringere quella mano, che se avesse rifiutato di prendere, avrebbe premuto senza pietà il grilletto della pistola.

"Perfetto..." e sogghignò "Ah, questo è Tsuyoshi, ti spiegherà tutto lui del piano, adesso io devo andare al saloon, non mangio niente da ieri sera" disse Akito, uscendo dalla stanza.

La strada era piena di carretti e persone che discutevano sul prezzo della merce all'emporio cittadino. Come sempre, le ragazze guardavano con interesse Akito, che camminava assorto nei suoi pensieri.

Ma mentre stava per varcare le porte del saloon, si trovò davanti la figura di Naozumi, che lo guardava con aria torva. "Salve sceriffo, cosa desidera?" chiese Akito. Naozumi indicò il tabellone delle taglie "Mancano due manifesti... E tu, per quanto mi riguarda, hai un'aria fin troppo familiare... Come hai detto che ti chiami?" chiese sussurrando, portando una mano alla fondina. Akito, imperturbabile, rispose "Se ha la memoria corta, non è certo colpa mia... E poi io mi sono presentato alle signorine, non a lei! Ora, se vuole scusarmi..." e si girò, per andarsene dal saloon. Stavano cominciando ad attirare sospetti, quello sceriffo era più sveglio del previsto... Doveva avvertire i suoi complici.

Naozumi lo stette ad osservare, la mano si chiuse a pugno 'E' lui, ne sono sicuro... Ma non ho prove, neanche per incastrare il suo amico...' pensò pieno di rabbia. E spalancò le porte a soffietto. Era venuto lì per un motivo preciso, doveva andare fino in fondo. L'incontro con Akito era stato solo una svista.

Nel locale, Sana stava impilando i salatini avanzati e Aya lavorava china su un foglio pieno della sua scrittura affusolata. Conti della banca, probabilmente. "Sana, mi spieghi come fanno i miei clienti a fidarsi della mia cucina se tu ci giochi così?" disse con leggera irritazione Fuka, distruggendo la piramide di salatini fatta da Sana "Ehi, ehi... Non l'avevo finita! E comunque sai benissimo che nessuno li mangerà mai, sono così duri che neanche un morto di fame li vorrebbe...". Fuka, spiazzata, andò a servire da bere, offesa. "Ma insomma, Sana!" esclamò Aya "Potresti essere un po' più gentile, no? Tu che neanche sai cucinare!" protestò in difesa di Fuka. Sana le fece una linguaccia. "Oh... Noo! Non lui..." e cercò di nascondersi alla vista di Naozumi che si avvicinava. Aya, per vendicarsi, gridò "Salve, signor sceriffo!! Siamo quiii!" e agitò le mani per farsi notare "Grazie mille, Aya..." sbuffò Sana riemergendo da sotto il bancone. Naozumi aveva in mano tre margherite e la stella sul suo petto riluceva più del solito "Salve, signorine! Sana, potrebbe venire con me un attimo?" "Emh... C-certo, vengo." e si alzò, scoccando un'occhiata assassina ad Aya e Fuka mantre usciva, che le facevano ciao-ciao con la manina sogghignando.

Il ragazzo la portò sul retro del saloon e si girò d'innanzi a lei. "Ecco... Io... Come dire... Sana... V-v-vorrebbe uscire con me?" e diventò tutto rosso, tendendo i miseri fiorellini e abbassando la testa. Sana non potè fare a meno di spalancare la bocca. Come poteva essere?! Lui, quel patetico e pomposo sceriffo la stava invitando ad uscire! "Emh... Ecco..." ma Naozumi la interruppe "Naturalmente se non c'è nessun'altro che rientra nelle vostre grazie... Allora questo cambia tutto...". Il pensiero di Sana si rivolse ad Akito. Quest'ultimo, come invocato, stava camminando proprio li attorno e, girato l'angolo si trovò davanti i due. Si bloccò. Sana lo fissò intensamente e lui avvertì un morso allo stomaco. Perchè gli faceva questo effetto? Tra i due c'era silenzio. Ma Naozumi non voleva essere ignorato. 'Ora capisco... Le piace questo... Bandito...! Non posso accettarlo!' pensò guardando Sana. Furente gettò a terra i fiori e se ne andò. Passò di fianco ad Akito e gli sussurrò "Me la pagherai... La lista delle tue azioni criminali si allunga..." e voltò l'angolo.

Akito, pensando a cosa mai potesse avere fatto adesso, stette immobile. Sana, intanto, lo guardava, diventando man mano più rossa sotto il trucco. Akito lo notò e decise di rompere il silenzio "Emh... Mi scusi, ma..." ma Sana scappò via, lasciando dietro di sè solo una scia di profumo nel vicolo. Akito la guardò correre via, così veloce anche con indosso scarpe col tacco. E il morso allo stomaco si intensificò, costringendo il giovane a portarsi una mano al ventre. Cosa significava?

 

7. Le verità sull'amore

Akito corse subito alla casa di Takaishi, dove si trovava quest'ultimo con Tsuyoshi che gli spiegava il piano. Salì le scale di legno e aprì la porta. Spalancò gli occhi. "AH! E' COSI' CHE LAVORATE?! MA BRAVI!!" urlò facendoli sobbalzare. Tsuyoshi dormiva appoggiato al tavolo sopra il "suo piano" e Takaishi russava senza ritegno sul pavimento polveroso. All'urlo di Akito, i due si svegliarono "Ah? Eh? Cosa...?" biascicò Tsuyoshi guardandosi intorno. Akito era livido. Gli si avvicinò immediatamente, facendo alzare Takaishi che si rifugiò in angolo della stanza. Akito afferrò Tsuyoshi per il foulard e lo portò vicino al suo viso. L'espressione di Akito lo svegliò del tutto. "Io ho ventiquattro ore per fare la più grande rapina del secolo... O l'intero piano che sto preparando se ne va in fumo per colpa di quel buffone dello sceriffo... E voi... Dormite?" parlò alzando mano a mano il tono della voce e rabbuiandosi sempre più. Tsuyoshi deglutì "E-e-ehi... Era s-solo un m-momento di... Stanchezza, vero?" balbettò rivolgendosi poi a Takaishi che annuì ripetutamente con convinzione "M-ma... Siamo p-pronti, il piano è a p-posto!". Akito lo lasciò "Sarà meglio per voi... Ora..." e guardò il sole alto nel cielo di mezzogiorno "...Alle cinque in punto vi voglio pronti..." "Perchè?" chiese stupidamente Takaishi. Akito caricò la pistola, facendola scattare e rispose impugnandola "Dobbiamo svolgere un lavoro."

"Non ci posso credere, non ci posso credere, PERCHE' A ME?!?!" Sana si lamentava con le sue amiche, le mani nei capelli e un'espressione di vergogna dipinta sul volto "E come se non bastasse, non solo ho rifiutato, spezzando il cuore a Naozumi, ma è arrivato anche Akito, che ha capito che mi piace!! Voglio sprofondare!! Non c'è un buco?!?!" urlò nel saloon, conquistandosi gli sguardi dei presenti, che la squadrarono come se fosse impazzita. Aya le battè affettuosamente sulle spalle e Fuka disse, reprimendo a fatica la voglia matta di ridere "Coraggio... Almeno adesso ti lascerà in pace, no?" ma peggiorò la situazione. Sana la trafisse "E Akito?! Ora che sa, cosa faccio?!". Silenzio imbarazzante. "Bhe... Potresti... Diglielo chiaramente... Cioè... Parlargli faccia a faccia!" propose Aya. Sana ci pensò su. Non era una cattiva idea. Dopotutto, bisogna provare tutto prima di arrendersi (n.d.r. O come si dice al mio paese "Non fasciarti la testa prima di essertela rotta"). Avrebbe provato quello stesso giorno 'O la va, o la spacca!' pensò.

"Dove diavolo è Takaishi quando mi serve?!" esclamò Naozumi strepitando nel suo ufficio. Il suo cosidetto aiutante era in ritardo di più di mezz'ora, cosa alquanto sospetta. 'Sarebbe meglio andare a controllare a casa sua, non si sa mai...' e, preso il cappello, uscì dall'ufficio, avviandosi verso l'abitazione di Takaishi.

Mancavano solo due ore alla fatidica rapina. I tre ladri erano nella casa del loro ultimo "arrivato". Tutti tranne Akito erano nervosi. Tsuyoshi passeggiava avanti e indietro per la stanza, alzando nuvolette di polvere ai suoi piedi, e Takaishi era seduto sulla sedia, dondolandosi su due gambe. Akito aveva il cappello calcato sugli occhi e le braccia incrociate, seduto sul davanzale della finestra. Pensava a Sana. Più precisamente, pensava al morso allo stomaco che avvertiva ogni volta che la vedeva. Decise di chiedere a Tsuyoshi. Lui era più bravo nelle cose che riguardavano le ragazze. "Tsuyoshi, senti..." incominciò unendosi la punta delle dita "Cosa vuol dire quando... Bhe si, insomma... Senti un morso allo stomaco?" il ragazzo guardò il suo interlocutore. Takaishi si intromise "Ulcera." Tsuyoshi scoppiò a ridere e ad Akito si materializzò una gocciolona sulla testa, arrossendo leggermente. "Ma no, idiota! Non mi fa male... Non sento dolore... Solo... Un morso! Non mi sembra difficile da capire!". Tsuyoshi ci pensò su "Ma dipende quando lo avverti... Se sei con una ragazza, di solito, significa che ti piace... Se no, ha ragione Takashi, soffri d'ulcera!" e ridacchiò "Ma perchè comunque? Senti 'sto morso?". Akito si era bloccato. Gli piaceva Sana. Come poteva essere? L'aveva vista solo poche volte. Tormentato da mille pensieri, attese l'ora fatidica.

 

8. Mani in alto, questa è una rapina!

"E' ora." disse semplicemente Akito facendo cenno ai suoi compari di alzarsi. Takaishi era alquanto nervoso: continuava incessantemente a tirarsi una pellicina sul dito, facendoselo sanguinare, mentre in sella a un cavallo color cappucino, andava al passo verso la banca, posta fuori dal paese. "E smettila, devi solamente guardarci le spalle mentre noi diciamo la solita frasetta e prendiamo i soldi! Calmati!" lo rimproverò Tsuyoshi "Ok, daccordo... Ma se ci prendono? E se mi scopre lo sceriffo?! Dovevo essere da lui più di un'ora fa..." "Rilassati bello... Quello stupido sceriffo non vedrebbe una rapina neanche se la facessero davanti ai suoi occhi..." ironizzò Akito "E... per quanto riguarda il fatto di essere presi... Se in più di due anni non ci hanno beccato, allora sei tu che porti iella...". Borbottii di protesta da parte di Takaishi.

Nel frattempo Naozumi correva a perdifiato verso casa del suo aiutante 'Non può essere vero, non ci credo...' pensò tra sè e sè. Aveva l'orrendo sospetto che Takaishi l'avesse tradito. Non doveva fidarsi fin dall'inizio di quel bamboccio venuto da chissà dove... "Takaishi!!! Apri sono io!!!!" strepitò battendo i pugni sulla porta della stanza. Nessuno apriva. La abbattè con un calcio, impugnando la pistola. La stanza era totalmente vuota. Si avvicinò al tavolo notando un foglio di carta disegnata... "Oh... Dannazione!" e corse fuori dalla porta, facendo cadere la carta del piano della rapina giù dal tavolo.

'Coraggio Sana, respira... In fondo devi solo parlare, dì la verità e magari tutto si risolve...' pensò Sana rassicurandosi, mentre andava verso la banca dove lavorava Aya. Aveva bisogno di una consolazione esterna, prima di parlare con Akito. 'Poi giuro che glielo dico di persona... Non mi tiro indietro!' e affrettò il passo. "Sanaaaaaaaa!!" si sentì chiamare dal dietro "Fuka?!" la ragazza correva verso di lei, con ancora il grembiule legato in vita. "Ho pensato che dovevo accompagnarti, non potevo lasciarti sola in un momento come questo..." ansimò appoggiandosi alle ginocchia per riprendere fiato. Sana sorrise compiaciuta "Grazie, andiamo... Questa volta camminando!" e la prese a braccetto. (n.d.r. Chissà perchè tutti si ritrovano allo stesso posto e alla stessa ora... ^_^).

"Bene, ci siamo..." Akito era appoggiato alla parete della banca sporgendosi dall'angolo per controllare la situazione. Tutti e tre avevano legato sulla bocca un foulard, per evitare di essersi riconosciuti. "Al mio segnale Tsuyoshi... Buona guardia Takaishi!" quest'ultimo annuì nervosamente. "Uno... Due... Tre!" ed entrarono dal retro, gridando alle spalle dell'impiegato dietro il vetro "Mani in alto, questa è una rapina!" urlò Tsuyoshi sparando un colpo contro il vetro, che cadde in frantumi. Scavalcò e si piazzò in mezzo alla folla spaventata. "Tutti con le mani alzate e niente scherzi...". Akito, intanto, aveva puntato la pistola alla testa del povero impiegato "Ok, nonnetto... Metti tutti i soldi in una borsa e fai in fretta... La mia pistola è irrequieta..." l'anziano lavoratore si mise subio al lavoro. "Ma che sta succ... AHHHHHHHHHHHH!!!!!!!" Aya gridò entrando nella banca da una porta li vicino. Tsuyoshi la guardò, pregando con tutto il cuore di avere il volto ben nascosto dal foulard. Akito non si fece sorprendere. Intimò anche a lei di alzare le mani e stare ferma. Non le avrebbe torto un capello, certo, ma non si sa mai come si comportano le donne, totalmente inaffidabili secondo lui.

Naozumi, nel frattempo, andava al galoppo verso la banca. Come aveva potuto essere così stupido?! (n.d.r. Se non lo sai tu...) Come aveva potuto dimenticare la regola fondamentale del fidarsi solo di chi si conosce da tempo?! E ora poteva solo cercare di arrivare in tempo, non farli fuggire. 'Giuro che gioirò solo quando un cappio si stringerà al vostro collo, sopratutto del tuo, Akito...' pensò, speronando i fianchi del suo destriero.

"Eccoci, ma...?! Che succede?!" esclamò Sana vedendo Aya, con le mani alzate, dalla finestra e due ragazzi con pistole, puntate verso la folla. Takaishi, che le aveva notate arrivare le guardava dal dietro. 'Questo posto si sta facendo sempre più affollato per i miei gusti... Oddio... Guarda chi arriva!' si spaventò Takaishi vedendo arrivare di gran carriera Naozumi. 'Meglio avvertirli...' e fischiò dentro la banca "Ehi, ragazzi! C'è lo sceriffo!!" Akito strappò la borsa ormai piena dalle mani dell'impiegato e lo ringraziò. Fece cenno a Tsuyoshi di uscire e corsero tutti e tre verso i loro cavalli. "Ehiiiii!!!!!! Fermatevi, farabutti!!!" urlò Naozumi e sparò verso Akito, che urlò. Era stato ferito vicino alla scapola, il proiettile era penetrato nella carne. Tsuyoshi lo sostenne, incitando lo stallone di Akito a cavalcare, sparendo con Takaishi verso il sole al tramonto.

"Accidenti, sono fuggiti!!" e buttò il cappello a terra. "S-sceriffo... Ma quelli erano... Akito, Tsuyoshi e Takaishi?!?!" balbettò Sana incredula. Il ragazzo che l'aveva così affascinata era un ladro! In effetti, quando lo aveva conosciuto, aveva notato qualcosa di familiare... "Certo! Che credevate?! Traditore..." e sputò per terra, rimettendosi in sella.

 

9. La rivincita

"Resisti Akito! Non puoi morire, non adesso! La più grande rapina, ti ricordi? L'abbiamo fatta appena adesso!" Tsuyoshi pregava e cercava di curare Akito, ferito alla parte destra sotto le costole. Il ragazzo aveva il fiato corto, aveva perso parecchio sangue. Takaishi, in disparte sbottò "Allora è veramente colpa mia! Porto davvero iella! Akito è stato ferito per colpa mia! Sono solo un buono a nulla!" e tirò un pugno alla parete della grotta dove si erano rifugiati. Tsuyoshi estrasse il proiettile e bendò Akito, che si lamentò "N-n-non... Dire... S-scemenze... Lo d-d-dicevo... Per... scherzare..." ma anche queste poche parole parvero costargli un'immensa fatica. Cadde svenuto, accasciandosi sulla fredda roccia. "Quel brutto impiccione!!! Guarda come l'ha ridotto!!!" esclamò Tsuyoshi, coprendo Akito con la sua giacca nera "Ma giuro che se lo ribecco in giro..." e afferrò la pistola, sparando un colpo contro la parete. Il proiettile cadde a terra, rimbalzando.

"Sana, no!! E' un pazzia e tu lo sai!!!" si lamentò Fuka arrancando dietro l'amica, che camminava decisa verso il deserto, trattenendola per la gonna del vestito. "Ha ragione Fuka, e poi è pure notte! Non è prudente andare nel deserto di notte! Soprattutto alla cieca!" aggiunse Aya, piantandosi davanti a Sana. Quest'ultima si fermò e le guardò con decisione "Non vi sto chiedendo di venire, posso cavarmela da sola! Akito è là da qualche parte, ferito e io devo aiutarlo! Non mi importa se è un ladro! Non ha mai ucciso nessuno, cosa che Naozumi è arrivato molto vicino a fare questo pomeriggio..." e si rabbuiò, riiniziando a camminare. "E va bene, hai vinto! Veniamo anche noi!" si rassegnò Fuka, incamminandosi al suo fianco "Già, tanto vale seguirti in questa pazzia..." aggiunse Aya. 'Stò arrivando Akito!' pensò Sana. La luna era alta nel cielo.

Nella caverna, intanto, Akito era ancora svenuto, mentre i suoi due amici contavano il bottino "...Sessant'otto, sessantanove, settanta! Ecco, abbiamo diviso correttamente! Akito, hai sentito?" chiese Tsuyoshi al ragazzo. Nessuna risposta. "Sembra proprio che non rinvenga... N-non è morto... vero?" balbettò Takaishi. Tsuyoshi si inginocchiò di fianco ad Akito e gli mise una mano sul petto "No, è ancora vivo! Tuttavia non riesco a capire perchè non rinvenga... Dannazione, non sono un medico, sono un ex-contabile diventato ladro!!". Tsuyoshi stava cominciando ad arrabbiarsi. Naozumi gli aveva sparato, d’accordo, ma non l'aveva preso in una parte vitale! Perchè diamine non rinveniva?! "Emh... Tsuyoshi..." "Non ora, sto pensando..." "Ma... Guarda..." "Puoi stare zitto, perfavore!" ma Tsuyoshi, girandosi di scatto, notò quello che aveva colpito Takaishi. "Ragazze?! Che cosa... Che ci fate qui?!" esclamò il ragazzo. "Te l'avevo detto..." sbuffò Takaishi. Sana, Aya e Fuka erano in piedi sull'ingresso della caverna che guardavano al suo interno. Lo sguardo di Sana si posò su un ragazzo biondo steso per terra "Come sta?" e si avvicinò ad Akito. Tsuyoshi scosse la testa "Non lo so... Ho tolto il proiettile e l'ho bendato, ma... Non rinviene!" Aya e Fuka raggiunsero la loro amica. Fuka, che se la cavava come infermiera, spostò la giacca e controllò la fasciatura "Sembra a posto... Probabilmente non rinviene perchè ha perso troppo sangue, credo..." Aya si alzò di botto e andò verso Tsuyoshi "Avete pensato ad un modo per vendicarvi?". Tutti la guardarono. La timida e gentile Aya avanzava una proposta di vendetta contro la legge! Sana accarrezzò la guancia di Akito "Si! Io ho un piano!". Takaishi si illuminò "Ah si? Quale?" "Qualcuno deve sfidare lo sceriffo a duello.". Nessuno parlò. Tsuyoshi si schiarì la voce "Ma, Sana... E' rischioso... Solo Akito riuscirebbe a sostenere una gara di pistole con Naozumi, che è un pistolero niente male...". In quel momento, come svegliato dalla precedente carezza di Sana, Akito aprì gli occhi "Ahhhhh... Che succede? Ho le allucinazioni?" sussurrò guardando Sana china su di lui. "Akitooooo!!!" tutti si fiondarono su di lui, abbracciandolo "Ehi... Fate piano... Sono ferito!" si lamentò il ragazzo, scostandoli. "Finalmente ti sei ripreso! Stavamo discutendo proprio adesso di come vendicarci dello sceriffo..." parlò Tsuyoshi "Ho sentito! Sono daccordo. Domani lo affronterò." "Ma..." Takaishi si intromise, inutilmente. "Ok! In bocca al lupo!" esultarono tutti. Sana lo guardò intensamente. Il morso tornò, intenso come non mai. Tuttavia Akito non abbassò lo sguardo "Sii prudente, sei ancora debole..." gli disse Sana. Akito arrossì leggermente, alle spalle di Sana notò tutti che ghignavano. Le prese la mano e se l'avvicinò alla bocca, baciandola delicatamente. "Tranquilla...". Domani stesso, i due giovani si sarebbero affrontati a duello.

 

10. Duello al sole

Il giorno seguente, i sei ragazzi tornarono in paese. Sana, seduta sullo stallone di Akito, davanti a lui, si sentiva benissimo. Il possente cavallo ondeggiava ad ogni passo. Sugli altri due erano seduti, rispettivamente Tsuyoshi e Aya, alquanto nervosa, che si stringeva alla vita del ragazzo temendo di cadere, e Takaishi con Fuka, che stringeva i fianchi del cavallo color cappuccino, chiaccheravano amabilmente.

"Siamo arrivati, guardate!" disse Sana indicando le prime case del paese. Akito speronò i fianchi del cavallo, facendolo galoppare. Arrivò di filato verso l'ufficio dello sceriffo, scese dal cavallo e spalancò la porta.

Naozumi sputò il caffè che stava bevendo, macchiando i suoi documenti sulla scrivania. Akito?! "Ma guarda che sorpresa... Il topo viene direttamente nella tana del gatto... Ma non ti avevo sparato? Hai per caso sette vite?" ironizzò Naozumi. Akito non rispose. Lo guardò con odio. "Sceriffo... Io, tu, a mezzogiorno... Vedi di esserci." ed uscì dall'ufficio. Naozumi si alzò di botto e lo inseguì, ma era già lontano. Gli urlò dietro "Scrivi il tuo testamento!!!" e sorridendo con cattiveria rientrò nella stanza, per prepararsi al duello.

Mezzogiono. Il più infuocato che non si vedeva da tempo. Due sagome si stagliavano nitide sulla lunga strada. La polvere rossa si alzava lontano e il sole brillava di luce non vera. E tutto d'intorno non c'era nessuno, solo il tetro contorno di torri di fumo all'orizzonte (n.d.r. Immaginatevi la scena, magari scritta non viene così bene...). Gli amici di Akito erano sotto il portico del saloon, guardando la scena con timore di perdere, questa volta per sempre, il loro compagno. Aya aveva le mani sugli occhi e sbirciava tra le dita. Naozumi e Akito avanzavano più vicini, gli speroni sui loro stivali tintinnavano ad ogni lento passo. Quando arrivarono a circa dieci passi di distanza ciascuno, Naozumi parlò "Stabiliamo le condizioni... Se vinco io, naturalmente, non mi accontenterò di vederti a terra ma ti farò impiccare. Vale anche per i tuoi amici, finirete tutti sulla forca..." "Ma se vinco io..." lo interruppe Akito "...Se vinco io, mi lascierai andare, non ci cercherai più e toglierai le taglie dalle nostre teste! Daccordo?" Naozumi sbuffò "Si, tanto sarà impossibile".

Si fissarono "Al tre... Spara!" e Naozumi cominciò a contare lentamente. Akito fletteva le dita vicino al calcio della pistola, mentre osservava le labbra dello sceriffo che contavano i numeri. Al tre, si sentì un colpo. Naozumi cadde a terra, la faccia nella polvere. "E' morto?" sussurrò Sana, guardando Akito con ancora in mano la pistola. Dalla canna usciva un filo di fumo. Akito guardava impassibile Naozumi ancora a terra. All'improvviso, quest'ultimo si alzò puntellandosi sulla mani. Aveva uno striscio alla spalla, un filo di sangue gli gocciolava lungo il braccio. Il suo cappello era per terra e la stella sul petto era sporca di terra. Si guardò il braccio "Ma... Perchè...". Akito disse sprezzante "A differenza di te, non sono tipo da uccidere le persone così a sangue freddo. Volevo solo che tu imparassi la lezione. Mi è tornato in mente quando mi hai sparato e mi sono detto che non potevo scendere al tuo livello, uccidere una persona è un crimine troppo grande. Io sono un ladro, lo ammetto, ma non sono un assassino, non lo sono mai stato..." e ripose la pistola nella fondina.

Naozumi stette in silenzio, reggendosi il braccio ferito con l'altra mano, mentre Akito e i suoi amici se ne andavano. Il solo rumore era un crudele vento che gli scompigliava i capelli, facendosi beffe di lui. La stella gli cadde dal petto e venne sommersa nella polvere.

 

11. Un nuovo inizio

"Bhe, Akito... Buona fortuna, allora!" Tsuyoshi tese la mano al suo amico, guardandolo forse per l'utima volta. Akito la strinse "Buona fortuna con Aya, fatemi diventare presto zio..." e, per la prima volta fece un leggero sorriso. Tsuyoshi lo lasciava, se ne andava con Aya in cerca di un lavoro onesto. Il ragazzo gli fece un leggero cenno con il capo, sorridendo tristemente. E mentre li guardava sparire nel deserto, si rattristò a pensare a quando lo aveva conosciuto, come era inesperto 'Oddio, mi ha contagiato con i sentimentalismi...' pensò, scacciando la malinconia. Anche Takaishi e Fuka se n'erano andati, qualche giorno fa. Erano ritornati all'est, volendo metter su famiglia in una grande città, New York forse. Takaishi lo aveva ringraziato di averlo fatto diventare coraggioso. 'Non ti dimenticherò mai Akito...' gli tornarono alla mente le sue ultime parole prima di lasciarlo. Fuka aveva chiuso il saloon. La città si era svuotata, solo poche persone rimanevano ancora in paese. Sana era una di queste. Avendo perso il lavoro di ballerina però, doveva al più presto cambiare città, andarsene per ritentare di trovare fortuna. Sana... Non aveva ancora parlato con lei del famoso morso allo stomaco che sentiva.

Salì le scale, Takaishi gli aveva lasciato le chiavi di casa sua. Entrò e si buttò sul letto. E lui cosa avrebbe fatto? Sarebbe andato avanti a fare il ladro a vita, morendo da solo. Se lo sentiva, sarebbe stato seppellito in una tomba senza nome, ricordato come 'Akito il ladro' e basta. Non poteva andare avanti così, non aveva futuro.

In quel momento sentì bussare alla porta. "Avanti..." disse senza premurarsi di chiedere chi fosse. Sana entrò nella camera. Akito, per la prima volta, la guardò sotto una luce diversa. Aveva un vestito dall'ampia gonna di seta, color lavanda e lo scollo a barchetta le metteva in evidenza le spalle. I capelli, castano con riflessi rosso cupo, le ricadevano sulle spalle. I piedi erano calzati in scarpe nere di vernice col tacco. "Ciao Akito..." "Ciao... Che c'è?" chiese il ragazzo. Sana sospirò "Ecco, io... Sto partendo, vado verso il Messico..." Akito si bloccò. Anche Sana se ne stava andando, lo lasciava da solo. E non le aveva detto ancora niente... "...con me?" "Cosa?" "Ho detto vuoi venire con me?" ripetè la ragazza diventando scarlatta. Il ragazzo le rivolse uno sguardo interrogativo "Perchè fai a me... Questa domanda?". Sana gli si avvicinò. Gli tolse il cappello e lo fissò negli occhi. Akito si sentì mancare. "Perchè ti amo." e lo baciò, cogliendolo totalmente di sorpresa (n.d.r. Per una volta ho fatto succedere il contrario... ^_^). Sana si staccò da lui "Allora?" "Anche io... Ti amo! Ecco cosa era il morso allo stomaco, aveva ragione Tsuyoshi..." e Sana scoppiò a ridere. Si baciarono ancora.

"Allora, da che parte si va?" chiese Sana innocentemente seduta come sempre davanti ad Akito sulla sella del suo stallone. Il ragazzo per poco cadde da cavallo. "Ma scusa, sei tu che volevi andare in Messico!! Devi saperlo tu!" "Veramente mi serviva un compagno perchè non sapevo dove fosse, mi sei capitato tu..." Akito si offese. Sana gli diede una gomitata "Scemo, era uno scherzo! Comunque io direi di provare di là..." disse vaga, agitando la mano verso il deserto. "E se è sbagliato?" chiese dubbioso Akito, incitando il cavallo verso quella direzione. Sana ridacchiò "Da qualche parte arriveremo, no? L'importante è che stiamo insieme!" e lo abbracciò, mentre cavalcavano verso il sole rosso di tramonto.

 

Epilogo

Sana e Akito ce la fecero ad arrivare in Messico (n.d.r. ^_^) e una volta stabilitesi lì, ebbero una bellissima bambina. Rimasero sempre in contatto con i loro amici, diventati genitori anche loro, e qualche volta li andarono a trovare. I loro figli giocavano sempre insieme quando si incontravano e, inoltre, si divertivano, quando i genitori non sentivano, a fantasticare sulle avventure dei loro papà, famosi ladri del selvaggio West, e di come con l'aiuto delle  loro mamme diedero una lezione allo sceriffo di Bang bang City, città famosa per essere stata vittima di una delle più grandi rapine del secolo.