Era da tanto che Sana riceveva i vari inviti del regista Ono a trascorrere una vacanza nella sua casa estiva. Quella volta decise di accettare, tanto più che aveva veramente bisogno di un periodo di riposo. Poteva portare qualche amico, la casa era grande e c’era spazio per tutti.
Il viaggio non fu lungo ma la strada non era delle migliori. La villa si trovava su una rupe scoscesa che affacciava sul mare.
Arrivati, Rei parcheggiò l’auto e Sana scese. La seguirono Akito, Fuka, Tsuyoshi e Aya. Il panorama era stupendo, l’aria afosa estiva era scossa dalla frizzante brezza del mare. La più eccitata di tutti era Mama che nel frattempo era scesa dall’auto. Maro poteva sfoggiare un costumino molto kawaii.
Il gruppo si avviò verso l’entrata della casa dove, con loro grande sorpresa, c’era Naozumi ad attenderli. Era arrivato qualche ora prima e, grazie all’aiuto del maggiordomo, aveva già sistemato i suoi bagagli. Il gentile uomo aiutò tutti gli altri. Sana, Fuka e Aya furono sistemate in una grande e accogliente camera; Akito dovette dividere la stanza con Tsuyoshi. Non appena gli ospiti furono sistemati, si ritrovarono nella vasta sala da pranzo dove, disposte sui tavoli, c’erano pietanze succulente e appetitose.
Il gruppo era abbastanza tranquillo, si rideva e si scherzava, Sana e Mama erano le vere mattatrici della serata e, come al solito, non si risparmiavano affatto nelle loro performance.
Solo Tsuyoshi appariva un po’ inquieto e Akito se ne accorse. Si avvicinò a lui e chiese se ci fosse qualcosa che non andasse, magari non si sentiva bene. Tsuyoshi all’inizio cercò di negare l’evidenza ma, certo di non essere capace di nascondere nulla all’amico, confessò un suo timore. Ammise che si trattava di una sciocchezza, una sua fissazione… Sta di fatto che quella casa gli trasmetteva una strana sensazione, non appena aveva varcato la soglia d’ingresso un brivido aveva percorso lungo tutta la sua schiena. Continuava a ripetere che quella era solo una banale fissazione ma era turbato da quell’oscuro edificio.
Akito all’inizio non aggiunse una parola, muto rimase ad ascoltare. Quando Tsuyoshi ebbe terminato di esternare le sue inquiete paure, Akito disse che anche lui aveva notato qualcosa di sinistro, soprattutto nella parte interna della casa. Tsuyoshi fu rincuorato da quella affermazione, adesso non temeva più di essere considerato il solito fifone che aveva timore di ogni cosa.
Akito lo confortò aggiungendo che la casa non era poi di così recente costruzione e che quindi poteva destare una certa sensazione di disagio. Dovevano pensare unicamente a rilassarsi e a divertirsi. Tsuyoshi concordò con lui ma dall’espressione del suo volto si capiva che non era del tutto convinto.
Tsuyoshi aveva ragione.
Era ormai passata la mezzanotte e il silenzio regnava. Erano tutti sprofondati in un idilliaco sonno; unica eccezione: Tsuyoshi. Si era ostinato a rimanere sveglio per tutta la notte. Benché facesse caldo anche con le finestre spalancate, se ne stava rintanato sotto le coperte e non mancava di dare continuamente uno sguardo al suo orologio; ogni secondo si era trasformato in un minuto e ogni minuto in un’ora. Fino a quel momento, però, niente di strano era accaduto. Tsuyoshi aveva ora solo un piccolo problema: doveva andare in bagno. La loro camera non ne aveva uno interno, dunque avrebbe dovuto attraversare l’intero corridoio per raggiungerlo.
Andare o farsela sotto? Erano queste le alternative. Certo che continuare a trattenersela era davvero dura, sentiva il ventre scoppiargli. In un impeto di coraggio si alzò di scatto, guardò Akito che beato dormiva nel suo letto e scappò di corsa fuori dalla stanza. Il corridoio era appena illuminato dalla tenue luce della luna che s’infiltrava dalle finestre. Attese un attimo, riprese coraggio e raggiunse il bagno. Ce l’aveva fatta, aveva superato le sue suggestioni. Adesso ci rideva persino su e si prendeva in giro.
Uscì dal bagno, ormai sicuro di sé e altamente spavaldo; adesso era diventato un duro. Si diresse verso la sua stanza, aprì la porta e… incredulo alla sua stessa vista, scoprì di essere nella stanza delle ragazze. Credeva di aver sbagliato, in fondo con l’oscurità sarebbe stato facile confondersi. Passò quindi alla stanza successiva, poi a quella dopo e a quella dopo ancora. Niente, non riusciva più a trovarla. In preda al panico, decise che avrebbe controllato nuovamente tutte le camere partendo da quella più vicina al bagno fino all’ultima in fondo, quella che aveva appena aperto. Gli sembrava di impazzire, aveva controllato ogni camera ma di quella con Akito non c’era più traccia, era sparita nel nulla.
Si accasciò al suolo e si mise ad urlare il nome di Akito a squarciagola.
Gli altri si svegliarono di soprassalto e, spaventati, uscirono dalle loro stanze. Aya si precipitò a chiedergli cosa fosse successo. Lui con voce tremolante gli spiegò che non riusciva a trovare più la sua stanza e che anche Akito era sparito con essa. In quel momento si fece avanti Sana e gli fece notare che Akito era lì. Il ragazzo assicurò di non essersi mai allontanato dalla camera e che si era svegliato solo in seguito alle sue urla. Tsuyoshi era sempre più stordito.
Rei gli disse che avrebbe potuto essere stato vittima di un’allucinazione, un sogno ad occhi aperti provocato dall’assenza di sonno.
Akito lo riaccompagnò nella loro stanza non appena Aya ebbe finito di accertarsi delle sue condizioni. Tsuyoshi era certo di non esser stato vittima né di un’allucinazione né di un sogno; aveva vissuto realmente quell’esperienza e non riusciva a rassegnarsi: sia Akito che la stanza erano regolarmente al loro posto adesso.
Erano le tre. La pace e il silenzio erano tornati a regnare incontrastati. Tsuyoshi era riuscito ad addormentarsi ma fu svegliato da un’improvvisa folata di aria fredda che gli aveva sfiorato il viso. Il passaggio della folata fu subito seguito da una sinistra e stridente risata. Era sveglio ma non riusciva ad aprire gli occhi, una forza maggiore glielo impediva. Quando riuscì a socchiuderli, vide un’ombra alta e magra uscire velocemente dalla porta e lasciarla aperta. Tsuyoshi cercò di chiamare Akito ma era nuovamente bloccato, le parole non ne volevano sapere di uscire…
Si alzò dal letto e con grande stupore si accorse che Akito non c’era più. Uscì di corsa e si affacciò dalle scale che davano sulla sala d’ingresso. Rimase a bocca aperta nel vedere che Akito era al centro della sala e camminava descrivendo un cerchio. Non era questo che lo spaventò. Akito era sospeso ad almeno 50 centimetri dal pavimento e i suoi occhi erano spenti, completamente bianchi, quasi l’iride fosse stata cancellata.
Tsuyoshi corse a bussare alla porta delle ragazze e gli aprì un’assonnata Sana. Tsuyoshi la prese per mano e la condusse vicino alle scale per fargli vedere in che condizioni riversava Akito. Sana diede uno sguardo e disse che non c’era nulla. Il ragazzo guardò e vide che Sana aveva ragione: Akito non era più lì.
Nel frattempo era uscito anche Naozumi che era stato svegliato. Spiegatagli la situazione, si offrì per riportare Tsuyoshi in camera ma lui ormai era troppo agitato e ripeteva in continuazione ciò che aveva visto poco prima.
Quando entrarono nella camera neppure Sana e Naozumi poterono credere ai propri occhi: Akito non era nel suo letto. Supposero che fosse andata in bagno ma non c’era e lo cercarono per tutta la casa. Era sparito davvero questa volta. Decisero persino di dare un’occhiata fuori, forse era uscito perché aveva caldo e volva fare due passi. Idea vanificata però perché la porta era chiusa dall’interno e la chiave era regolarmente appesa al suo posto: nessuno era uscito dunque.
Ritornarono nell’atrio e chiusero la porta. Naozumi fu il primo a voltarsi e ad assistere ad uno spettacolo soprannaturale. Tutti quelli che erano rimasi nelle loro stanze a dormire, camminavano adesso al centro dell’atrio d’ingresso, uno dietro l’altro, descrivendo un cerchio, proprio la stessa scena raccontata più volte da Tsuyoshi. E anche Akito era tra loro. I tre ragazzi aprirono di nuovo la porta e uscirono richiudendola. Ripresero fiato e Naozumi disse a Sana di farsi indietro perché sarebbe entrato lui per primo.
Aprì la porta pian piano, si affacciò. Non c’era più nessuno. Tsuyoshi emise un urlo, Naozumi si voltò verso i suoi amici e vide che tutti erano dietro di loro e giravano intorno come prima. Entrarono di fretta in casa e salirono nelle stanze. Spalancarono tutte le porte ma ognuno era nel proprio letto e dormiva tranquillamente. I tre si guardarono l’un l’altro con un’espressione tra lo sconcerto, la meraviglia e il terrore.
Scesero di nuovo giù, uscirono fuori e non c’era più nessuno.
Si sedettero per terra e stettero in silenzio. Improvvisamente un’ombra alta e magra li oscurò ancor più di quanto la notte e la paura non li avesse già anneriti. Un urlo squarciò la quiete, si abbracciarono e stettero così fin quando una voce, che Sana e Naozumi conoscevano bene, li tranquillizzò.
Era il regista Ono che spiegò loro la situazione. Li aveva condotti in quella casa per testare i nuovi effetti speciali che avrebbe utilizzato nel suo prossimo film. Tsuyoshi svenne, Naozumi tirò un sospiro di sollievo e Sana si complimentò ridendo con il regista!